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La storia Il prestigioso monastero femminile di Santa Margherita d’Antiochia, che sorge nella parte alta della città, a ridosso della cinta muraria medievale e proprio sopra i bastioni circolari della quattrocentesca Porta Ternana, è uno dei monumenti più affascinanti del centro storico di Narni. Dedicato alla martire Margherita o Marina di Pisidia (IV secolo d. C.) il complesso, forse di fondazione medievale, venne completamente ristrutturato per opera del munifico vescovo di Todi Angelo Cesi nei primi anni del XVII secolo. Le notizie storiche riguardanti il monastero sono scarse. Nel 1571, il visitatore apostolico Pietro Lunel, nella sua ispezione alla struttura monastica vi contava il cospicuo numero di trentotto monache e una conversa. Poiché le entrate del monastero non erano sufficienti a mantenerlo, il potente prelato prescrisse di ridurre il numero delle religiose a trenta e di elevare quello delle converse a due. Al 1603 risale l’iscrizione posta sulla volta della chiesa in cui si testimonia l’intervento del vescovo Angelo Cesi nella ristrutturazione dell’edificio chiesastico. Discendente da una famiglia di origine narnese e fratello del vescovo di Narni Romolo Cesi, Angelo fu un personaggio che rivestì una notevole importanza nel panorama della committenza artistica in Umbria e a Roma, soprattutto per la città di cui era vescovo, Todi, dove resse la cattedra per circa quarant’anni. Fratello del cardinale Pierdonato (già vescovo di Narni e protettore dell’ordine di San Filippo Neri a Roma, nonché finanziatore, in quella città, della erigenda chiesa di Santa Maria in Vallicella), durante il suo lungo episcopato Angelo abbellì di prestigiose opere d’arte la città di Todi. Ancora non è stato chiarito dagli studi per quale ragione il Cesi scelse di patrocinare il rinnovamento del complesso narnese di Santa Margherita che si caratterizza, rispetto agli altri monumenti della città, per essere giunto fino a noi senza aver subito successive modificazioni e stravolgimenti, in uno stato che mantiene intatte tutte le caratteristiche di un complesso monumentale realizzato nei primi anni del Seicento. Entrando nella chiesa è ancora possibile, perciò, respirare il fascino di un ambiente in cui architettura, manufatti lignei e in stucco e decorazione pittorica concorrono alla definizione di un’atmosfera unica nel suo genere nell’ Umbria meridionale.
La facciata La facciata della chiesa si caratterizza immediatamente per la perfetta bipartizione, ricomposta in alto da un timpano. Il tipico impaginato cinquecentesco di stampo classicista la scandisce attraverso lesene di ordine dorico in due assi simmetrici, divisi in orizzontale da una trabeazione con fregio liscio, sotto alla quale si distendono delle ghirlande di stucco. Il primo livello è abbellito dagli eleganti portali gemini in travertino coronati da un frontone timpanato in forte aggetto, mentre il secondo livello prende luce da semplici finestroni quadri sormontati da un oculo. L'interno L’interno della chiesa, ad aula unica, si presenta come uno scrigno di stucchi e pitture che ricoprono completamente tutta la superficie delle murature. Sulla volta si ammira, appena varcato l’ingresso, l’arme della famiglia Cesi (l’albero del corniolo sopra a sei monti), al centro, la figura in stucco di Santa Margherita che calpesta il drago e, in prossimità dell’altare maggiore, l’iscrizione elogiativa che ricorda il vescovo Angelo Cesi. La volta dell’edificio si imposta sopra ad un fregio decorato da metope e triglifi, su cui si appoggiano stemmi di famiglie nobili narnesi tra cui si riconoscono quello degli Eroli, quello dei Cesi e il grifo, simbolo della città di Narni. Le pareti laterali sono interrotte da lesene che affiancano due altari minori, mentre, in fondo alla chiesa, campeggia l’altare maggiore completamente realizzato in stucco e ospitante una classica tela databile tra la fine del Seicento e i primi anni del secolo successivo, raffigurante La Madonna con il Bambino tra Santa Margherita e papa Eugenio III. Ai lati dell’altare sono due tele più piccole di diversa datazione: sulla sinistra una molto rovinata ma di alta qualità ospita l’elegante figura di Santa Caterina d’Alessandria, mentre sulla destra si conserva il più tardo dipinto con l’immagine di Santa Caterina da Siena. Sulle pareti laterali della chiesa si svelano entro dei grandi riquadri circondati da cornici a monocromo su cui siedono spiritosi puttini, quattro storie della vita e del martirio di Santa Margherita d’Antiochia, titolare dell’edificio.