Tale luogo, che può essere considerato il più sacro della chiesa, prende questo nome per via della presenza dal 1680 delle reliquie di San Cassio, compatrono della città, ma la sua storia è assai più complessa e a tratti ignota e di difficile interpretazione. (vai a: San Cassio) "[...] legato alla memoria di San Giovenale, è senza dubbio il monumento più importante che precedette e sopravvisse ai secoli romanici." [1] Gli studi che hanno avuto per oggetto il sacello o parti di esso, che hanno raggiunto il loro apice nel convegno riguardante la cattedrale tenutosi nel 1996, pur avendo fornito importanti dati e formulato ipotesi, non hanno restituito un quadro certo, completo e condiviso, lasciando ancora numerose questioni irrisolte e oggetto di dibattito. Posta questa premessa, si riportano qui una descrizione del sacello che illustri le opere contenute e un estratto del convegno citato, utile a fornire un quadro generale circa la storia e l'evoluzione di questo luogo, consci del fatto che futuri studi e approfondimenti potrebbero stravolgere lo stato della conoscenza attuale.
Descrizione del sacello e delle sue opere
Guardando il sacello dall'esterno si può innanzitutto osservare la facciata realizzata nella seconda metà del Quattrocento, forse in due momenti, con lastre e cornici di marmo e di opus alexandrinus reimpiegate da precedenti elementi di arredo liturgico (forse la schola cantorum). Sopra la porta centrale si può notare a questo proposito il nome del vescovo Pedro Gormaz (in carica dal 1498 al 1515), durante l'episcopato del quale furono probabilmente portati a termine tali lavori. Sulla facciata, sopra la porta, è incastonata una lastra marmorea con una decorazione scultorea raffigurante due agnelli rivolti verso una croce e un'iscrizione il cui testo e la cui datazione suggeriscono che appartenesse alla sepoltura di San Cassio e della moglie, Fausta.
CASSIVS IMMERITO PRESVL DE MVNERE CRISTI HIC SVA RESTITVO TERRAE MIHI CREDITA MEMB[RA] QVEM FATO ANTICIPANS CONSORS DVLCISSIMA VITAE ANTE MEVM IN PACEM REQVIESCIT FAVSTA SEPVLCRVM TV ROGO QVISQVIS ADES PRECE NOS MEMORARE BENIGNA CVNCTA RECEPTVRVM TE NOSCENS CONGRVA FACTIS S[E]D[IT] ANN[OS] XXI M[ENSES] VIIII D[IES] X R[E]Q[VIEVIT] IN PACE PRID[IE] KAL[ENDAS] IVLI [AS] P[OST] C[ONSVLATVM] BASILI V[IRI] C[LARISSIMI] ANN[IS] XVII.
Questa epigrafe rappresenta una preghiera del vescovo Cassio, che dedica alla moglie, premortagli, Fausta, il sepolcro, affinché il passante preghi per entrambi. La datazione consolare (558 d.C.) sembra aggiunta dopo la morte di Cassio stesso (è pensabile d'altra parte che l'epigrafe sia stata realizzata al momento della morte della moglie del presule). E. ANGELO, Narni e i suoi Santi, Fondazione Centro Studi Alto Medioevo, Spoleto, 2013
A sinistra del cancello che immette all'interno del sacello si nota una porticina in legno che tra il XVII e il XIX secolo conduceva tramite un passaggio al seminario e alla canonica (che si trovavano in via del Campanile). Tra il 1642 e il 1647, dietro tale porta murata per l'occasione, furono conservate le reliquie di San Giovenale, in attesa della traslazione sotto l'altare maggiore.
In una nicchia sulla sinistra della facciata è situata una statua lignea policroma del XIV secolo di bottega umbra raffigurante San Giovenale benedicente, simmetricamente nella nicchia a destra è situata una Pietà di bottega tedesca del genere Vesperbild, realizzata nel primo quarto del Cinquecento in terracotta. Nella parte alta della facciata, realizzata in un momento successivo rispetto a quella inferiore, è posizionata una tavola del XVI secolo raffigurante San Cassio disteso.
Entrando nel primo ambiente del sacello si nota l'altare barocco in marmi policromi realizzato per volere del vescovo Ottavio Avi (in carica dal 1670 al 1682 ca.) in occasione della consegna di alcune reliquie di San Cassio da parte della città di Lucca, dove erano conservate dal IX secolo. Al di sopra dell'altare un palliotto della metà del XV secolo scolpito a bassorilievo: nel riquadro centrale è raffigurato Cristo con la croce e i simboli dell'Eucarestia tra angeli e serafini, al di sopra Dio Padre benedicente; ai lati due dipinti raffiguranti San Giovenale (a destra) e San Cassio (sinistra) secondo i la loro tipica iconografia rinascimentale che vede San Giovenale raffiugurato come un vescovo giovane, senza barba, spesso in casula rossa e San Cassio raffigurato come un vescovo anziano e barbuto.
Il pavimento è frutto della ricomposizione di numerosi brani di pavimento cosmatesco, mentre le pareti sono rivestite da lastre e cornici di marmo bianco di recupero, alcune con decorazioni scultoree. Sulla parete di sinistra è incastonata una lastra con un'epigrafe che ricorda tre vescovi: Pancrazio e due suoi figli di nome Pancrazio ed Erculio. La datazione consolare permette di collocarla nel 493 rendendoli tra i più antichi vescovi di Narni, diretti successori di Giovenale e Massimo.
Il secondo ambiente è costituito da un piccola grotta all'interno della quale è conservato un sarcofago in pietra databile probabilmente all'VIII secolo e utilizzato come seconda sepoltura di San Giovenale dalla restituzione del corpo dopo il trafugamento del IX secolo al 1642, anno in cui le reliquie furono scoperte dal vescovo Giampaolo Bucciarelli (in carica dal 1633 al 1655) e traslate sotto l'altare maggiore. Dopo il ritrovamento il sarcofago fu ruotato di 90 gradi rispetto alla posizione orginale per facilitare l'accesso da parte dei fedeli. Il coperchio fu sollevato su delle spalle in muratura su cui vennero dipinte la figura del vescovo disteso e i simboli che lo caratterizzano. Sul fronte della cassa sono presenti semplici decorazioni geometriche che riprendono motivi altomedievali.
Uscendo e tornando ad ammirare la facciata, nella lunetta in alto si scorge il mosaico raffigurante Cristo Rex Caeli e ai lati degli affreschi raffiguranti santi e sante. Al di sotto di questi, in una posizione non visibile da terra, sono presenti ulteriori affreschi tra cui un ciclo di tre scene della vita di San Giovenale del XII secolo, in cui compare la più antica raffigurazione del santo patrono presente a Narni, e alcuni affreschi votivi del XIV e XV secolo.
Per ulteriori descrizioni e approfondimenti sulla datazione del mosaico e degli affreschi e sulle ricerche iconografiche vai a: Il mosaico del Sacello
Storia ed evoluzione del sacello dal cap.7: "Proposta di successione delle fasi edilizie del sacello e ipotesi di ricostruzione" in [1]
"[...] è evidente che in origine la grotta, all'interno della quale secondo la tradizione venne sepolto il primo vescovo di Narni, era più estesa di quanto non sia apprezzabile oggi. [...]. La cavità prescelta per la deposizione di Giovenale, dunque, veniva a trovarsi in corrispondenza di uno sperone roccioso, sporgente per alcuni metri dalla linea delle mura. [...]. Il lacerto di pavimento a esagoni [entrando, ai piedi della parete sinistra n.d.r.] che [...] trova confronti con esemplari romani della fine del VI secolo [...] ci autorizza ad ipotizzare l'esistenza di un ambiente chiuso [...] nel quale riconoscere le strutture assegnate dalla tradizione ai successori di Giovenale, da Massimo a Cassio.
[...] si propone, dunque, una nuova ipotesi di ricostruzione dell'edificio che preesisteva alle grandi trasformazioni dei secoli XI-XII. Si trattava di una costruzione a base pressappoco quadrata, di circa 8 metri di lato, fondata sulla roccia ad una quota di circa 1 metro dal livello pavimentale dell'attuale cattedrale. Probabilmente collegata alle mura, era costituita da due piani, dei quali l'inferiore era occupato dalla cripta che conservava il corpo di Giovenale, mentre al piano superiore si trovava una piccola aula di culto [...]. Per quanti si avvicinavano al santuario, transitando nell'area del cimitero, l'edificio così ricostruito doveva avere l'aspetto di un corpo di fabbrica a sviluppo verticale, svettante dal piano roccioso fin oltre il piano di fondazione delle mura romane per circa 10 metri di altezza. [...] Gli interventi compiuti in occasione della costruzione della basilica romanica, comportarono la demolizione di gran parte della struttura, la cui origine va fatta risalire, dunque, ai secoli precedenti. [...]. Se il IX secolo può ritenersi un terminus ante quem per la costruzione dell'edificio, risulta più difficile fissare il terminus post quem. [...] vi sono validi elementi per ritenere che, durante l'alto Medioevo e più probabilmente nel VI secolo, siano state realizzate opere di contenimento e di difesa dell'area occupata dal cimitero [...] sarebbe interessante far risalire la costruzione della basilicula allo stesso periodo, ovvero all'epoca del vescovo Cassio, in accordo con le fonti agiografiche.
[...] sarebbe notevolmente ridimensionata l'importanza degli interventi successivi alla restituzione delle reliquie di san Giovenale, trafugate da Adalberto di Toscana nel 878. Non è possibile stabilire quanto il santuario sia stato effettivamente danneggiato dall'azione violenta dei seguaci di Adalberto e quali opere di carattere strutturale e decorativo siano state compiute al momento del ritorno delle spoglie di Giovenale. Sta di fatto che la presenza del sarcofago testimonia che in questa fase si intervenne, se non in altro modo, almeno nel ricollocamento dei resti ossei, ma non è certo se la sostituzione della cassa litica vada assegnata a questo momento, oppure ad epoca precedente. Com'è noto, la datazione del sarcofago è ancora molto discussa e oscilla tra l'età paleocristiana e il IX secolo.
[...]. Fra XI e XII secolo l'edificio altomedievale subì una serie di interventi finalizzati a raccordare le strutture più antiche a quelle della nuova basilica. Secondo un recente studio di Marco D'Onofrio, presentato nell'ambito del convegno, la basilica romanica prevedeva già la presenza della quarta navata, o, meglio, inglobava all'interno dello spazio cultuale l'area del santuario altomedievale, costituito dal sacello e dalla zona compresa fra la chiesa e la linea delle mura.
[...]. Soltanto fra la seconda metà del XIV e la metà del XV, in occasione del complessivo rinnovamento edilizio del duomo di Narni, si osò ridurre lo spazio occupato dal sacello. La decisione di far spazio alle cappelle gentilizie, impose la scelta radicale di [...] tagliare il sacello fino alla linea prevista per le fronti delle cappelle medesime. [...]. A quest'epoca va assegnato l'innalzamento dei primi tre registri della attuale facciata. Non vi sono dubbi che da un punto di vista costruttivo oltre che estetico, questa porzione della fronte vada distinta dalle ali laterali, dall'innalzamento del quarto registro e del rivestimento di lastre in frammenti che caratterizza la controfacciata. [...]. Si deve al Gormaz, il vescovo che seguì le ultime fasi costruttive della cappella suddetta, l'ultima significativa fase edilizia del sacello. [...]. Si decise di collegare la facciata alle cappelle Eroli e del Sacramento, realizzando i due setti murari che si appoggiano alle strutture di queste ultime [...]. La costruzione della nuova volta comportò [...] il rialzamento della facciata stessa, che fu realizzato con un ulteriore registro di lastre di marmo intervallate da pilastrini cosmateschi e, per il resto, da una parete in muratura.
[...]. Nel corso delle ricognizioni compiute fra il 16 ed il 20 aprile 1642, il vescovo Bocciarelli, spinto dalla tradizione cultuale e dalla presenza di numerosi ex-voto sia sulla facciata che all'interno della Cappella del Corpo Santo, fece aprire un varco nella parete che separa il I ambiente del sacello dalla grotta. [...] anche la cassa fu estratta dalla cripta per essere esposta al centro della chiesa alla devozione e venerazione popolare [...]. [...] si decise di ricollocare la cassa all'interno della grotta. La scelta di ruotare il sarcofago di 90° fu determinata, probabilmente, dalla necessità di creare spazio per i devoti che volessero scendere comodamente nella cripta [...]. [...]. Tutto ciò avvenne prima del 1680, ovvero prima della realizzazione dell'altare attuale commissionato dal vescovo Ottavio Avi in occasione della concessione della reliquia di san Cassio da parte del Capitolo della chiesa di San Frediano di Lucca.
[1] Romano Margherita, Perissinotto Cinzia, Vakalis Nikolas, De Turres Simone, Angelelli Claudia, Il restauro del Sacello di San Giovenale, in Perissinotto Cinizia (a cura di), San Giovenale, La cattedrale di Narni nella storia e nell'arte (Atti del Convegno di Studi, 17-18 ottobre 1996, Narni), Centro di Studi Storici di Narni, Narni 1998, p.265-277
Tutte le foto, eccetto dove diversamente specificato, su gentile concessione della Diocesi di Terni-Narni-Amelia (aut. N. 526/15).