Parrocchia dei SS Giovenale e Cassio nella CATTEDRALE DI NARNI
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Gli altari delle navate

Navata destra
Sul primo altare a destra entrando, è conservato un dipinto su tavola datato agli ultimi anni del XV secolo e raffigurante una Croce tra i santi Andrea e Monica, a destra, e Agostino e Nicola da Tolentino, a sinistra, recentemente attribuita alla mano di Pancrazio Jacovetti da Calvi (Novelli – Vignoli 2009, p. 43).
La tavola è dotata di una bellissima predella suddivisa in quattro scene che rappresentano da sinistra verso destra, Il martirio di sant’Andrea, La flagellazione di Cristo, L’andata al Calvario e Il battesimo di sant’Agostino. Al centro della tavola, originariamente, faceva bella mostra di sé un crocifisso ligneo di altissima qualità stilistica, opera attribuita allo scultore “Giovanni Tedesco”, maestro proveniente dalla Germania e specializzatosi proprio nella produzione di crocifissi lignei, assai attivo per gli ordini mendicanti delle antiche diocesi di Narni e Terni.
L’opera attualmente è stata restaurata e trasportata in Cattedrale per ragioni di sicurezza.
Il terzo altare dedicato a sant’Anna ospita una bella tela seicentesca, purtroppo molto rovinata e bisognosa di restauro, raffigurante la Madonna con il Bambino e sant’Anna tra i santi Paolo e Pietro; l’opera è attribuita al pittore reatino Vicenzo Manenti.
L’ultimo altare  della navata destra è dedicato al santo agostiniano Giovanni da San Facondo e conserva un dipinto con un miracolo del santo.

A. Novelli – L. Vignoli, Itinerari a Narni, in Piermatteo d’Amelia e il Rinascimento. Itinerari in Umbria, Milano 2009, pp. 38-45
Navata sinistra 
Nella navata sinistra si dispongono tre altari. Il primo che si incontra a partire dall’abside (l’ultimo a sinistra per chi entra in chiesa) è dedicato alle agostiniane Santa Rita da Cascia e Beata Chiara da Montefalco la cui effigie compare nella tela posta sopra all’altare.
Proseguendo verso l’ingresso si staglia l’imponente altare della Madonna della cintola: decorato da affreschi e stucchi, l’altare della Madonna della cintola apparteneva alla confraternita femminile di santa Monica. La grande tela posta al centro, di altissima qualità, raffigura La Madonna della cintola tra santi dell’ordine agostiniano e, dopo essere stata attribuita in passato al pittore marchigiano Simone de Magistris, è oggi riconosciuta dalla maggior parte della critica come opera di Michelangelo Braidi (Vignoli-Benazzi, 2007, p. 266).
Pochissime informazioni sono note del geniale pittore, forse proveniente dal Piemonte e attivo negli ultimi cinque anni del Cinquecento a Narni, dove morì improvvisamente all’età di 30 anni, probabilmente di peste (Subioli 2003, pp. 125-131). L’opera rappresenta uno dei lavori più impegnativi del giovane maestro e si distingue per la grande complessità della struttura compositiva, concepita su tre livelli, dove viene ben distinto il piano riservato alle figure sacre da quello del popolo: in alto si erge in una posizione fortemente manierata l’aristocratica figura della Vergine con il Bambino, raffigurati mentre distribuiscono le cinture (emblema tipico dell’abito degli Agostiniani) ai santi inginocchiati ai loro piedi. Più in basso, a sinistra, si riconoscono sant’Agostino (con gli attributi vescovili del piviale e del pastorale) e, subito dietro, san Nicola da Tolentino, mentre a destra compaiono delle sante dell’ordine tra le quali, in posizione preminente, la madre di Agostino,  Monica, a cui erano dedicati l’altare e la confraternita che vi aveva sede. 
Tra i due gruppi di santi inginocchiati, fanno bella mostra di sé  le figure dei tre puttini che stanno giocando con le cinture contenute in un prezioso bacile dorato.
In primo piano, nella parte inferiore della composizione, i personaggi del popolo, ben distinti tra uomini, a sinistra, e donne, a destra: al centro la figura del papa disposta di profilo (probabilmente Clemente VIII, regnante dal 1592 al 1605) che fronteggia quella di una diafana figura femminile cinta di corona, forse metafora della chiesa. A destra e a sinistra, quindi, si riconoscono bene alcuni penetranti ritratti, che sono stati identificati, negli ultimi importanti studi dedicati al pittore (Vignoli 2006, pp. 228-236), come i principali  esponenti delle potenti famiglie narnesi degli Eroli e dei Cesi: all’estrema sinistra, con il pizzetto e raffigurato di profilo si riconosce il vescovo di Narni Erolo Eroli (1578 – 1600), mentre subito alla sua destra, un po’ nascosto in secondo piano, con una corona in testa, il giovane cavaliere di Santo Stefano Giovanni Andrea Eroli. Segue in posizione preminente la figura del pontefice e, quindi, rivolto verso l’osservatore e vestito in armatura con la mitra in testa, lo zio di Erolo Romolo Cesi, già vescovo di Narni, in carica prima del nipote dal al 1566 al 1578. All’estremità destra del dipinto invece, possiamo riconoscere colei che probabilmente è stata la responsabile dell’assegnazione al Braidi dell’esecuzione della tela, Lucrezia Cesi, cugina di Romolo e zia di Giovanni Andrea. Lucrezia apparteneva alla confraternita di Santa Monica e costituiva il personaggio più importante del ramo narnese della potente famiglia dei Cesi. Dai documenti emerge, infatti, come la donna fosse in rapporti con la famiglia del Braidi, il quale era già stato attivo per il cugino, il vescovo Romolo (a cui aveva decorato una cappella all’interno della chiesa dell’abbazia di Sant’Angelo in Massa, nella frazione narnese di Taizzano, di cui era abate commendatario) e aveva già ritratto Lucrezia, insieme al nipote Giovanni Andrea, nella tela raffigurante l’Allegoria francescana, destinata alla confraternita del cordone del terz’Ordine nella chiesa di San Francesco a Narni e attualmente all’interno del santuario di Santa Maria della Quercia.
Inginocchiata sotto a Lucrezia Cesi, infine, compare una donna effigiata di profilo a mani giunte, vestita in abiti vedovili. Probabilmente quest’ultimo personaggio è il ritratto di una vedova che apparteneva alla confraternita e che fece un lascito per la realizzazione del dipinto (Vignoli)
Il primo altare a sinistra è dedicato ai santi Crispino e Crispiniano, protettori dei calzolai. 
L’altare, infatti, era di proprietà della confraternita dei calzolai di Narni che vi avevano fatto eseguire una tela attribuita dalla critica al pittore di Città della Pieve Antonio Circignani detto il Pomarancio, raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Giovenale, Cassio, Crispino e Crispiniano, con alle spalle una veduta della città di Narni. La tela, databile ai primi anni del XVII secolo, è stata oggetto alcuni anni fa di un tentativo di furto (sventato fortuitamente), e per questo è stata portata all’interno della cattedrale di San Giovenale.

B. Subioli, La Quercia (Narni), Santuario della Madonna della Cerqua. Allegoria Francescana, in Arte e Territorio. Interventi di restauro 2, a cura di A. Ciccarelli, Terni 2003, pp. 124-131.
L. Vignoli, Taizzano (Narni). Chiesa della Santissima Annunziata, Madonna del Rosario, in Arte e Territorio. Interventi di restauro 3, a cura di A. Ciccarelli, Terni 2006, pp. 220-241.
L. Vignoli- G. Benazzi, Madonna della cintola, in Simone de Magistris. Un pittore visionario tra Lotto e El Greco, a cura di V. Sgarbi, Venezia 2007, pp. 266-267.
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Tutte le foto, eccetto dove diversamente specificato, su gentile concessione della Diocesi di Terni-Narni-Amelia (aut. N. 526/15)
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