L'imponente tribuna absidale venne realizzata nel XIV secolo con la volontà di ampliare lo spazio della cattedrale demolendo la precedente abside semicircolare romanica, l'antica cripta e il cimitero che si estendeva nella parte posteriore della chiesa, sostituendola con un grande ambiente poligonale che colpisce per la sua ampiezza, essendo largo quasi quanto le tre navate centrali della chiesa.
Un documento del 1322 riporta dettagliatamente le modalità di esecuzione dei lavori, di finanziamento degli degli stessi e di supervisione da parte delle istituzioni comunali ed ecclesiastiche. Si evince che la fabbrica è stata allungata verso la parte posteriore di una lunghezza pari alla metà della distanza tra la facciata e l'altare: ripercorrendo a ritroso questo dimensionamento si può constatare che l'altare occupava, già prima del XIV secolo, la posizione attuale.
"L'abside, ancora ben conservata, con robusti contrafforti esterni, sembra ispirata ad alcuni esempi umbri fra i più antichi: basilica di San Francesco ad Assisi, costruita tra il 1228 e il 1253, e chiesa di San Fortunato a Todi, del 1292. La struttura, che presenta un andamento ettagonale sia all'esterno che all'interno, costituisce la conclusione vistosa del vano basilicale ideale di cui riproduce sintatticamente l'ampiezza delle tre navate colonnate. Vi si notano due ordini, come si è detto, evidenziati da una cornice aggettante continua: un ordine inferiore che dà l'impressione di un deambulatorio cieco per la presenza delle profonde arcate a sesto acuto; un ordine superiore con ampie finestrature su cui si protendono gli spicchi della volta a ombrello, detta anche a creste e vele, munita di costoloni. SI tratta quindi di una superficie poliedrica scandita da nervature portanti raccordate ad un'unica chiave di volta. [...] il maestro costruttore dell'abside [...] non si sarebbe potuto sottrarre al fascino delle ghiere raggianti della navata principale. Infatti le profonde nicchie con archi acuti alla base dell'abside gotica sono anticipate, quasi protette, da arcate, per l'appunto, ribassate, a cui però mancano il ritmo serrato e la vibrante immediatezza di quelle in navata." [1] A questa descrizione va puntualizzato che le grandi aperture del secondo ordine sono con molta probabilità da assegnare alle modifiche del XVII-XVIII secolo, come lasciano intuire la forma e le cornici. E' interessante notare che solo due sono lasciate aperte, mentre le altre risultano murate, forse per problemi legati alla stabilità della struttura, forse per questioni legate all'illuminazione dello spazio. Quella centrale, in asse con l'altare, è sostituita da una grande tela attribuita a Girolamo Troppa (o alla scuola del Trevisani), realizzata tra il 1681 e il 1691 raffigurante l'Apoteosi di San Giovenale.
Interessanti risultano essere i capitelli posti all'imposta dei costoloni, tutti diversi, di foggia assai particolare caratterizzata dalla reinterpretazione dei modelli tradizionali.
La porzione inferiore è caratterizzata da sette cappelle, frutto dell'estrusione verso l'esterno dell'arco acuto che le incornicia. Su alcune di esse sono tutt'ora presenti interessanti affreschi dell'inizio del XV secolo, attribuiti all'anonimo Maestro di Narni del 1409 e alla sua bottega. In particolare la seconda da sinistra, la più ricca di decorazioni, ospita un ciclo con quattro episodi della vita di Sant'Egidio, una Crocifissione, un'Annunciazione, una Maestà con Bambino e quattro santi; nella terza cappella sono presenti tre raffigurazioni della Madonna con Bambino accompagnate da diversi santi (tra cui san Francesco e sant'Egidio) e alcuni affreschi votivi (San Benedetto, San Giovanni Evangelista, San Giacomo) e una Crocifissione; nella quarta cappella, quella centrale, si riconoscono una Madonna della Misericordia, un Sant'Antonio abate e un San Leonardo; nella quinta quattro santi non identificati. Lo spazio che dovrebbe essere occupato dalla sesta cappella rappresenta un'eccezione perchè è cieco. Questa caratteristica, unita alla giacitura di questo spazio, hanno fatto ipotizzare la presenza di strutture preesistenti alla costruzione dell'abside nello spazio oggi occupato dalla nuova cappella del SS. Sacramento e in particolare in corrispondenza dell'altare della Pietà che si trova in essa. La prima e la settima cappella, in cui sono ancora visibili tracce di affreschi, sono state profondamente manomesse, risultando accessibili come spazi di servizio dal lato esterno e chiuse con una grata dal lato interno. La prima cappella, quella a sinistra, ospita le canne dell'organo elettrico, la cui tastiera è situata alla sinistra dell'altare.
Le cappelle furono visibili e utilizzate per la celebrazione della messa fino al 1474, anno in cui vennero coperte e chiuse dal grande coro ligneo donato dal cardinale narnese Berardo Eroli. Il coro, che presenta due ordini di sedute con inginocchiatoi, è composto da 68 seggi ai quali si aggiunge la cattedra vescovile ospitata al centro, di fronte all'altare. Gli stalli posteriori risultano decorati con intarsi a motivi vegetali che riproducono degli archi inflessi piatti sugli schienali e delle mensole con spirali tra ciascun posto. I due pannelli terminali presentano una decorazione scultorea che raffigura l'Annunciazione: sul pannello di sinistra l'arcangelo Gabriele che reca un giglio, su quello di destra la Madonna. Ai piedi delle due figure sono scolpiti gli stemmi del cardinale Eroli e del vescovo in carica a Narni in quel periodo, Carlo Boccardo. Alcuni studiosi tendono ad attribuirli al Vecchietta, autore di altre sculture in legno a Narni in quello stesso periodo.
Al centro dell'abside, dietro l'altare, campeggia un crocifisso ligneo del XVIII secolo.
[1] D'Onofrio Mario, La Cattedrale di Narni nel medioevo, in Perissinotto Cinizia (a cura di), San Giovenale, La cattedrale di Narni nella storia e nell'arte (Atti del Convegno di Studi, 17-18 ottobre 1996, Narni), Centro di Studi Storici di Narni, Narni 1998, pp. 106-107