Attestazione di un Giovenale si trova anche nell’agiografia sarda, in particolare esiste il riferimento a un Giovenale vescovo di Cagliari nella Passione di Efisio martire, opera databile al sec. X: fu vescovo di Cagliari nel IV sec. e durante le persecuzioni si rifugiò in una grotta sul colle sant’ Elia dove accorrevano i fedeli per essere istruiti e confortati. Arrestato e messo in carcere, fu liberato miracolosamente e poté continuare la sua missione[1]. Secondo Edoardo d’Angelo non dovrebbe avere nulla a che fare con il vescovo narnese. Nel comune di Cagliari tuttavia, a picco sul mare, sorge il Fortino di Sant'Ignazio[2], un'architettura militare situata sul colle di Sant'Elia che fu edificato nel 1792, in epoca sabauda per far fronte agli eventuali attacchi da parte dei Francesi ma la storia del colle di Sant'Elia e sant'Ignazio inizia in età prenuragica, con continuità nel periodo fenicio e romano. Fra l'VII e il IX secolo, s'insediò sul colle un nucleo di eremiti cristiani comprendente Sant'Elia e san Giovenale che qui edificarono un luogo di rifugio, poi trasformato nella chiesa di Portu Salis dai monaci di Marsiglia che dimorarono qui per tre secoli a partire dal 1089. La tradizione ci porta ancora un’altra storia che riguarda la spiaggiola detta di Sant’Elia[3]. Al largo di questa spiaggia si erge l’isolotto de Sa Perda Liàda, anche detto Scoglio di Sant’Elia, teatro di un’affascinante leggenda cagliaritana.[4] Si racconta infatti che ai tempi delle invasioni saracene un frate, che abitava nel cenobio edificato nella parte alta del promontorio, avvistando l’imbarcazione nemica le lanciò contro una perla proveniente dalla mitra di San Giovenale. Ecco allora che, nel rotolare per il pendio, la perla a poco a poco diventò sempre più grossa e, piombando sull’imbarcazione, la distrusse. È la leggenda della Perda Liàda, ovvero la pietra lanciata.
[3] Arenile di sabbia e ciottoli, accessibile da una scalinata un po’ nascosta fra le erbacce, raggiungibile dalla strada serrata ai piedi della Torre del Prezzemolo.
Per celebrare degnamente questo 1650° anniversario, a conclusione della ricognizione sul territorio italiano, abbiamo raggiunto la Tunisia per approfondire la conoscenza di Cartagine, città natale di san Giovenale, in compagnia degli amici di Fossano che a lui rivolgono la nostra stessa devozione e che, come i Narnesi, lo hanno eletto loro patrono. Abbiamo così preso visione dei porti punici di scolastica memoria e visitato le terme di Antonino Pio prospicienti il Mediterraneo che con un breve braccio di mare separa e unisce la Tunisia alla terra di Sicilia; l’anfiteatro che vide fra gli altri il martirio di san Cipriano e delle sante Perpetua e Felicita, la collina di Byrsa dove sorge la chiesa di san Luigi dei Francesi che fu la cattedrale di Cartagine, e la Domus-el-Karita, dall’espressione latina domus charitatis, una basilica paleocristiana di ben undici navate che, pur con le colonne ormai ridotte a monconi, mostra tutta la sua imponenza e la capacità di accogliere un gran numero di fedeli. La visita a Cartagine, dove Giovenale nacque e visse prima del suo arrivo a Narni, è stata arricchita dall’esplorazione di altri siti archeologici che conservano splendide vestigia e testimonianze del culto cristiano nelle province romane d’oltremare fra il II e il III secolo d.C. Il Nord Africa accolse infatti il culto cristiano sin dai suoi albori e fu teatro del sacrificio dei primi martiri. La cattedrale di Tunisi, la cui costruzione fu completata definitivamente nei primi decenni del 1900- dedicata a san Vincenzo de’ Paoli e a santa Oliva-, mantiene vivo il culto e nel vasto presbiterio conserva gli affreschi di san Cipriano e sant’Agostino oltre alla piccola statua della santa palermitana e ad una statua della Madonna con il Bambino proveniente da Cartagine.
Curiosa la combinazione della co-intitolazione a santa Oliva della cattedrale di Tunisi ed anche della moschea principale della capitale tunisina, Ez-Zitouna, che in Italiano significa proprio Oliva, pur se la tradizione araba vuole che il nome derivi dalla presenza di un ulivo esistente nel sito prima della costruzione della moschea.
Le terme di Antonino Pio La Domus-el-Karita San Vincenzo de' Paoli
Le sponde del Mediterraneo Il presbiterio di san Vincenzo de' Paoli
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