Nella parete esterna, appena usciti dalla Cappella, si nota il monumento commemorativo del Vescovo narnese Erolo Eroli (in carica dal 1578 al 1600) con il ritratto e l'epigrafe celebrativa in marmo.
Nicchia del Crocifisso
Subito dopo, in una nicchia, è conservato un Crocifisso di legno a grandezza naturale del sec. XV, opera di un artigiano locale o da alcuni è attribuito a scultore tedesco, già ospitato nella cappella Eroli della navata destra. In precedenza questa nicchia ospitava la cappella del Salvatore, della famiglia Risi, poi trasformata nell'altare di San Pellegrino con relativa pala d'altare, esistito almeno fino alla fine del XIX secolo.
All'interno della cappella è ospitata una statua processionale in gesso della Madonna Addolorata, utilizzata nella processione del Venerdì Santo.
Sepolcro di Pietro Cesi
Segue il monumento funebre del senatore romano Pietro Cesi, opera attribuita a Bernardo da Settignano (1477) detto il Rossellino, ricordata dal D'Annunzio nella poesia dedicata alla città di Narni. Il monumento è costituito da una base che ospita l'epigrafe tra due angeli che recano lo stemma dei Cesi, al di sopra la raffigurazione del senatore disteso sul letto funebre e sormontato da una lunetta con un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, che qualcuno attribuirebbe a Pier Matteo d'Amelia, però gli evidenti caratteri toscani del dipinto fanno dubitare di questa attribuzione. La lunetta superiore ospita invece una scultura raffigurante la Crocifissione con la Madonna e San Giovanni. A coronamento delle cornici del timpano semicircolare, uno scudo riporta lo stemma del Senato Romano, di cui Pietro Cesi faceva parte. In corrispondenza del monumento, nel XVI secolo, è attestata la presenza di un altare dedicato alla Conversione di San Paolo.
Narni, qual dorme in Santo Giovenale su l'arca il senatore Pietro Cesi, al dormi tu su' massi tuoi scoscesi intorno al tuo Palagio comunale.
Sogni il buon Nerva in ostro imperiale? o Giovanni tra gli odii in Roma accesi? Io di secoli, d'acque e d'elci intesi murmure che dal Nar fino a te sale.
E vidi su la tua Piazza Priora, ove muto anco dura il cittadino orgoglio, alzarsi una grand'ombra armata: Grande a cavallo il tuo Gattamelata, sempiterno in quel bronzo fiorentino che gli invidian lo Sforza ed il Caldora.