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La scoperta della grotta della Madonna del Ponte nel quadro della storia della Diocesi di Narni tra XVII e XVIII secolo.
Roberto Stopponi, Studi narnesi, 2022 La scoperta, nel marzo del 1714, da parte di un giovane cacciatore, dell’affresco della Madonna con Bambino all’interno di una grotta nei pressi del Ponte di Augusto è l’evento che sta a fondamento della nascita della devozione per la Madonna del Ponte, che si è affermata in modo continuativo fin ad oggi ed anche della costruzione della chiesa oggi Santuario della Madonna del Ponte . L’evento straordinario, che immediatamente fu divulgato dal giovane cacciatore, suscitò interesse accanto allo stupore e divenne immediatamente per la Chiesa di Narni, come si vedrà da parte del vescovo Terzago, una straordinaria occasione di potenzialità devozionali sulla linea che la Chiesa di Narni aveva da tempo espresso. Infatti il successo della operazione relativa alla costruzione del Santuario viene a collocarsi all’interno di una serie di eventi e di personalità eminenti che risultano fondamentali per la storia della Diocesi. Si ritiene che il fervore espresso dalla risposta al racconto del giovane cacciatore da parte della cittadinanza narnese si debba interpretare non solo come espressione di una devozionalità naturale in una comunità cristiana fin dal IV secolo ma anche manifestazione di un nuovo atteggiamento dovuto all’intervento educativo esercitato dai vescovi della città nella loro azione pastorale e nel significativo movimentismo che succede alla applicazione sistematica, anche se lenta, dei decreti del Concilio tridentino. Ritengo pertanto che sia necessario fornire una breve ricognizione della vita religiosa della città tra XVII e XVII secolo. La storiografia tradizionale locale non poteva affrontare il problema per la intrinseca natura della sua impostazione concettuale; questa registrava la intensa presenza della devozione e delle pratiche che il Capitolo della Cattedrale proponeva. Il problema è stato scientificamente impostato ultimamente da Mario Tosti nel suo volume Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa nell’Umbria del Seicento e, soprattutto, da Chiara Coletti in modo particolare e circostanziato nel suo insostituibile Con il minio e con il sangue: percorsi della Controriforma. Le diocesi meridionali dell’Umbria (1563-1750). I risultati di queste ricerche mettono in luce un significativo movimento intorno alle Diocesi dell’Umbria meridionale dovuto non solo allo slancio che parte dalla complessa applicazione dai decreti del Concilio di Trento ma anche dalla consapevolezza acquisita ultimamente dai vescovi le cui funzioni sono rivolte ad una intensa volontà propositiva. Per quanto riguarda Narni l’attenzione deve essere rivolta alla azione del vescovo Giampaolo Bucciarelli che nel 1642 mette in atto un complesso intervento di collocazione dei resti di S. Giovenale che, per una complessa situazione dovuta al furto delle sue spoglie da parte del marchese Adalberto di Lucca nell’878, era stato relegato in una cavità naturale nel sacello di S. Cassio in un monumentale sarcofago. Costui, penetrato nella città, era riuscito a prendere le spoglie del santo vescovo insieme a quelle di Cassio suo successore e di Fausta sua moglie ma i Narnesi ricorsero al Pontefice, che costrinse Adalberto a restituire le spoglie con solenni cerimonie e giustificando in questo modo la erezione della basilica ad corpus. Il vescovo Bucciarelli pensò di riporre le reliquie in una Confessione sotterranea che, oltre a confermare l’assoluta centralità e una sicura monumentalità, rilanciava il culto del vescovo martire in linea con i nuovi criteri sulla santità e sul valore teologico dei santi alla luce del Tridentino. La traslazione del corpo avvenne il 17 aprile 1649 ma la realizzazione completa del progetto si ebbe soltanto ai primi del Settecento con l’intervento decisivo del cardinale Giuseppe Sacripante, originario di Narni ed appassionato cultore delle reliquie[1]. Accanto al fenomeno della movimentazione del corpo di San Giovenale la chiesa di Narni è caratterizzata anche da una intensa attività del vescovo Giovanni Paolo Bucciarelli; presso lo stampatore ternano Tommaso Guerrieri nel 1641 viene stampato il testo di un Sinodo promosso dal vescovo Bucciarelli, anche se i punti trattati nel Sinodo rientrano nella prassi ordinaria, la professione di Fede, la predicazione, l’insegnamento della dottrina cristiana, i costumi del clero e la venerazione delle chiese e in modo lapidario «Cadaverum inspectiones, inquisitiones delictorum, vel alia criminalia iudicia in Ecclesiis nullo modo fiant». Nel 1656 è eletto vescovo Raimondo Castelli, ternano, che governerà la diocesi fino al 1670, che imprimerà uno slancio fervoroso alle pratiche religiose «age quod agis, operare quod operaris; non cesset pes tuus, non cesset manus tua», chiamò i Gesuiti come coadiutores per preparare le anime dei fedeli, insistendo molto sulla preparazione dei confessori e non dimenticò le anime rurali, impegnando i parroci dei piccoli villaggi ad insegnare i primi rudimenti della dottrina cristiana, scrivendo lui stesso il Manuale per la diocesi e clero di Narni e indicendo una assemblea generale del clero nel 1665, allestita con una memorabile scenografia nella Cattedrale con un gusto dichiaratamente barocco, come si evince dalla descrizione che ne viene fatta. Non si dimentichi inoltre, nel ricordare brevemente il clima che caratterizzava la diocesi alla fine del XVIII secolo, la presenza indiretta ma incombente di un narnese principe della Chiesa quale il cardinale Giuseppe Sacripante che, pur risiedendo a Roma dove ricopriva incarichi di grande responsabilità quale Protonotario Apostolico, Prefetto della Congregazione del Concilio e Prefetto della Sacra Congregazione per la Propaganda della Fede nonché Camerlengo del Collegio dei Cardinali, aveva sempre speciali riguardi per Narni cui era affezionatissimo; infatti risultano fondamentali i suoi interventi sulla città: innanzitutto il sostegno alla causa di beatificazione della Beata Lucia Broccadelli, sua concittadina per la quale fece costruire una Cappella nella Cattedrale decorata con marmi policromi, con balaustrata anch’essa di marmi policromi e con i dipinti del Trevisani. La sua presenza a Narni è inoltre attestata da altri importanti interventi; nel 1704 anche per conto della sua sorella Caterina Giacinta, badessa del convento di S. Bernardo, sanò alcune importanti strutture murarie, soffitti lignei, in S. Domenico sistemò l’altare della Confessione. Tuttavia l’espressione più significativa della sua presenza per Narni è da individuare nella creazione dell’Ospizio Gesù e Maria nella Piazza Cajola oggi Galeotto Marzio. L’istituzione fu dovuta alla necessità di intervenire a vantaggio della povera gioventù narnese che mancava di sostegni; si trattò di una scuola professionale per l’arte della lana che, come afferma l’ultimo studioso del personaggio, Francesco Luisi, si collegava a una antichissima tradizione locale, di cui abbiamo recentemente rinvenuto testimonianze negli Statuti dei Lanari, datati alla fine del Quattrocento. Il sontuoso edificio che ospitava la scuola, dopo una breve sistemazione fino al 1711, fu dotato di lavatoi, grandi cisterne, appartamenti ed una adeguata cappella. La vocazione filantropica si espresse inoltre con la fondazione di un’altra istituzione, che prevedeva non solamente l’educazione delle povere ragazze ma anche di una vera e propria scuola “la Scuola delle zitelle”, affidata alle cure di Rosa Venerini, venerata fondatrice delle Maestre Pie Venerini. Tutto questo è stato, sebbene succintamente, ricordato per sottolineare il fatto che la Narni della fine del XVII secolo e dell’inizio del XVIII vede la presenza di una intensa vita devota, sostenuta dalla costante presenza del Vescovo della città rivolto a tradurre concretamente in istituzione il nuovo spirito del Concilio Tridentino. Ed è in questo clima che avviene la scoperta da parte del giovane cacciatore della grotta contenente l’effigie della Vergine con Bambino. Questo evento tuttavia, a tutt’oggi non è sostenuto da una adeguata documentazione, almeno fin quando l’Archivio del Capitolo della Cattedrale non sarà messo a disposizione degli studiosi. Infatti, qualora si prescinda dalla documentazione relativa alla costruzione del Santuario e agli interventi del Vescovo Terzago per la consacrazione del medesimo, lo storico deve affidarsi alla tradizione orale, quale viene recuperata indirettamente per altri contesti. La prima fonte che si possiede attualmente è la memoria di Giovanni Eroli stampata nel 1856 Narrazione storica sopra il Santuario della Madonna del Ponte. Il celebre storico narnese così si esprime «Havvi tradizione che il giovane cacciatore riparasse nella grotta oscura, per salvarsi dalla furia di un grosso temporale e che al chiarore di un lampo scorgesse la effigie di Madonna e del Bambino. Ma noi, tanto in questo fatto che nelle altre cose, abbiamo seguito i manoscritti inediti, e il libretto stampato in Terni nel 1754 pel Saluzzi e che si intitola Distinto ragguaglio della solenne Coronazione della miracolosa immagine di Maria Santissima detta del Ponte fuori della città di Narni, fatta dall’E.mo e Rev.mo Principe, il Signor Cardinale Carlo Maria Sacripante colle Corone d’oro donate dalla sacrosanta Basilica Vaticana nel mese di maggio MDCCLIV. Questa storia, di pessimo stile, è divenuta sì rara che in Narni se ne trovano due o tre copie soltanto». A questa fonte faremo sostanzialmente riferimento. E’ sicuramente intrigante la affermazione dei “manoscritti inediti” ma non si è, a tutt’oggi, a conoscenza di questa produzione, i cui contenuti, come afferma l’Eroli, sono sicuramente rifluiti nella sua “memoria”. Questa attualmente inserita nella Miscellanea narnese, è divisa in tre sezioni: Invenzione dell’Effigie, Edificazione del Tempio, Coronazione della sacra Immagine. Questi sono i tre problemi fondamentali relativi al Santuario della Madonna del Ponte le cui soluzioni avanzate dall’Eroli hanno costituito fino ad oggi i punti fermi della ricerca e da cui è necessario partire per una ricostruzione storica e per un necessario superamento delle conoscenze attuali. L’Eroli, venendo al primo punto – Invenzione della Effigie - afferma che la zona, oltre ad essere costellata da sepolcri, vedeva alcune cappellette a onore e culto di Maria e Gesù poste sotto il soprastante Monte Santangelo. Ma, caduto il Ponte di Augusto «anche la nominata cappella restò derelitta; anzi col tempo ingombra e mezzo chiusa da vepri e arbusti». Si cita quasi per intero la esposizione del ritrovamento della grotta da parte di un giovane cacciatore e le successive considerazioni, perché di fatto questo è l’unico testo che a tutt’oggi riferisce l’evento. Eroli non dice con precisione dove ha trovato questi riferimenti che hanno come nucleo di verità il fatto della scoperta ma poi da lui ampiamente riferiti con l’aiuto di una fervida immaginazione. «Correva l’anno 1714 e il mese di maggio, stagione opportuna per chi abbia vaghezza di caccia, giacché in cotesto tempo per tutta Italia, e specialmente nell’Umbria, havvi gran quantità di salvaggiume. Era un mattino chiaro e bellissimo di detto mese, quando in fra gli altri narnesi uscì a cacciare giù nei piani del Monte Santangelo un cotal giovinetto della famiglia Fanelli, portando seco non so se l’archibugio o le panie, o altro ingegno da far preda d’uccelli. Tutto ansante e cupido aggirandosi qua e là pel suo mestiere, finalmente diè la volta dritto a quel canto, dove dicemmo esistere la cappella… giunto colà. E frugando attorno a’ macchioni, e ficcando sottilmente gli occhi per entro al loro intreccio, presentoglisi a sorte, invece degli uccelli che cercava, l’apertura di quella divina stanza che a lui parve in sulle prime, meglio che altro, una grotta, o tana di animal selvatico….Messosi dentro, qual fu mai lo stupore nel mirare dipinte in su le rozze pareti immagini sacre? Tra le quali faceva spicco, ed era meglio conservata e appariscente una Madonna in seggiola, la quale con lieto aspetto e dal manco lato sostenea in piedi il divin Figliuolo nell’atto pietoso del benedir la gente… Uscito quindi del luogo, volò in città per narrare alla sua mamma la scorta meraviglia. La gentil donna…muovere con esso lei e il figlio a visitare l’immagine nuovamente discoperta…. (Il divoto drappelletto), compiuta la religiosa cerimonia si ravviò verso la città, ragionando per cammino molte cose sulla misericordia di Maria…imperocché si conta che in quella occasione a molti zoppi e storpi fossero acconciate le gambe, a molti ciechi donata la vista, a molti malati restituita la sanità» L’Eroli, poi, riferisce che la notizia dilagò in Umbria e fu occasione dell’inizio di una costante e fervida devozione. Il capitolo secondo – Edificazione del Tempio - riferisce che il nuovo tempio fu commissionato all’architetto milanese Gianbattista Giovannini, sopranominato il Battistini, che disegnò la fabbrica sulle tracce della Santa Casa di Loreto. Il vescovo di Narni Mons. Guicciardini nel 1716 mise la prima pietra angolare la cui costruzione fu ultimata nel 1722 ma con la facciata in grezzo ultimata solo nel 1853 per le cure del conte Giuseppe Catucci. Una seconda consacrazione avvenne per conto del Vescovo Terzago nel 1728 e testimonia la diffusione della devozione e la centralità che veniva progressivamente assumendo il culto nella vita religiosa della città di Narni. Particolarmente interessanti sono le notizie che Eroli riferisce sulla liturgia «sicuramente i Sacripante saranno intervenuti presso la Curia Pontificia per normalizzare le cerimonie liturgiche infatti esistono tre Brevi pontifici, il primo dato 17 giugno 1727, che privilegia l’altare della Madonna in tutti i sabato e nell’ottava dei morti, il secondo del 29 aprile 1728 che dona sett’anni di indulgenze da lucrare nella festa di Pentecoste, il terzo, spedito ai 23 gennaio 1771, che concede sett’anni di indulgenze da lucrare a chi visita la Madonna. Sono pure a vantaggio del medesimo santuario cinque rescritti, due della Congregazione dei Riti e tre della Congregazione delle Indulgenze. Quelli della Congregazione dei Riti, in data 18 luglio 1843 e 15 settembre 1853 accordano che si levi a doppio di seconda classe l’Officio del nome di Maria, che l’Officio sia proprio e con lezioni tolte dalla presente storia e che si celebri la Messa del medesimo nome nella Domenica in fra l’ottava della Natività di Maria, in quel giorno cade appunto la festa della nostra Madonna. Il primo rescritto della Congregazione dell’Indulgenze, in data 24 settembre 1832 dichiara privilegiato quotidianamente l’altare della Madonna per le Messe che quivi celebransi in suffragio dei defunti; il secondo degli 11 settembre 1850 conferma le indulgenze di sett’anni, già concesse nel 1832 e 1843 da Gregorio XVI a quei fedeli che in tutte le feste di Maria visitano il Santuario del Ponte; il terzo con la medesima data largisce altri sett’anni d’indulgenze per la festa di essa Madonna del Ponte». Ho voluto citare questo passo della memoria dell’Eroli per sottolineare l’interesse della Curia Vaticana e soprattutto il fatto che questa segue con interesse la vita del Santuario nel corso del XIX sec. La terza sezione della memoria dell’ Eroli riguarda la Coronazione dell’effigie della Madonna. Nella trattazione dell’Eroli questa sezione ha una estensione maggiore rispetto almeno alle altre due precedenti; la ragione è da ravvisare nella utilizzazione della fonte, che lo storico ha tenuto presente. La ragione della particolare attenzione di Eroli alla descrizione della coronazione della Madonna deriva dalla utilizzazione della sua fonte anonima che fa dell’evento l’oggetto di una sua trattazione specifica. La volontà di evidenziare l’importanza dei rapporti della Chiesa di Narni con la Santa Sede si esprime nell’attenzione alla presenza del cardinale Carlo Maria Sacripante alla cerimonia. Come riferisce il maggior studioso della famiglia Sacripante, Francesco Luisi nella sua opera I Sacripante: storia di una famiglia e memorie di Narni da documenti inediti dei secoli XVII -XVIII, Tipografia Calori, Terni 2012, «Carlo Maria, nato a Roma il 1 settembre 1689, fu elevato alla porpora cardinalizia il 30 settembre 1739 all’età di 50 anni e ottenne titolo di cardinale diacono di S. Maria in Aquiro e in seguito di S. Maria in Portico, poi di S. Maria ad Martyres e di S. Anastasia. Fu designato vescovo di Frascati il 25 gennaio 1756, morì il 4 novembre 1758 e sepolto nella cappella della Beata Lucia a Narni. Fu anche un grande collezionista che coltivò con autentica passione; la sua quadreria contava ben 416 unità con dipinti di scuola romana e rappresentava delle più importanti tendenze internazionali». Vale la pena di ricordare quanto doveva riferire la fonte anonima, che al momento non è rintracciabile, ma di cui poterono avvalersi sia Giovanni Eroli di cui si è parlato ed uno studioso locale Giuseppe Collosi medico in Narni (1886-1965) in una sua opera Breve storia del santuario della Madonna del Ponte presso Narni, Tipografia Valenti, Narni 1941. Sicché l’E.S. il Card. Sacripante, si portò per detto effetto da Roma a Narni il dì 30 aprile (1754), ricevuto dai signori deputati, dal rimanente della nobiltà e dai suoi concittadini con infinito plauso e dimostrazione di tenerezza e di gioia insieme. Il sabato poi precedente alla solennità sia all’aurora che al mezzogiorno ed alla sera, al primo tocco delle campane della Cattedrale, si intesero suonare tutte le altre chiese, aggiungendo la sera lo sparo di copiosi mortaretti e l’incendio di una piccola macchina, fatta ardere dai signori Deputati nella piazza del Magistrato, che per l’occasione era stata trasformata in giardino e ornata di molte statue. Giunto finalmente il tanto sospirato giorno del cinque maggio, fu salutato col suono delle campane della Città e col rimbombo dei mortari e delle spingarde; sulle ore dodici in circa il suddetto Em. Porporato uscì dal proprio palazzo con l’accompagno della nobiltà, sia paesana che straniera, per portarsi in abito privato al palazzo vescovile, per maggiore comodo, essendo più vicino alla cattedrale, onde nell’avvicinarsi S.E. alla piazza di detto vescovato si udì da una loggia dirimpetto alla porta maggiore della detta cattedrale uno strepitoso concerto di istrumenti a fiato cioè oboe, trombe, fagotti e corni da caccia, con infinito piacere del numeroso popolo. Quindi l’Eminentissimo in abito cardinalizio fece solenne ingresso nella Cattedrale ove dopo avere onorato il Sacramento, seduto sopra il faldisterio, gli si presentò uno dei beneficiati portando entro un gran bacile di argento le due corone d’oro e in sito a parte dirimpetto all’E.S. fu stipulato ad alta voce l’istrumento di consegna delle suddette corone fatta al Rev.mo Capitolo della Cattedrale, alla presenza dei signori Deputati e di due Cavalieri che servivano di testimoni, rogato detto istrumento dal signor Francesco Antonio Moscucci, notaro del suddetto Capitolo. Benedette quindi le corone ebbe inizio la messa cantata da scelti professori intervenuti da Roma e da Napoli. Il panegirico fu recitato da padre Fedele da Vallo, oratore di grido e Provinciale dei PP. Minori Cappuccini. Alle ore 21 ebbe inizio dalla Cattedrale la solenne processione recantesi alla Madonna del Ponte, costituita da numerose confraternite, dagli ordini religiosi, dal Governatore della città seguito dal Magistrato, dai nobili e da un immenso stuolo di popolo festante, passando sotto archi trionfali e fra ricchi addobbi. La macchina con la effigie della Madonna era portata da gentiluomini e primari di Narni e dietro ad essa venivano due fanciulli recanti le corone d’oro. Giunta essa alla Madonna del Ponte, il Cardinale, che l’aveva preceduta, indossa gli abiti pontificali e intona il Te Deum, cantato in coro dai musici e dal popolo mentre fuori era un continuo sparo di mortari e spingarde e un suono assordante di trombe, tamburi e campane per tutta la città… A sera un grandioso spettacolo pirotecnico chiuse la memoranda festa». G. Eroli la descrive così «da cima al Monte S. Angelo scorgevasi S. Michele Arcangelo librato in aria e con la spada sguainata, nel mezzo il nome di Maria fatto a straforo e illuminato nell’interno per via di faci dove leggevasi a lettere cubitali il motto TERRA ILLUMINATA EST A GLORIA EJUS (Apoc.10), più a basso era architettata una gran porta sul cui fastigio stava imperniata l’arma del Card. Sacripante con leggenda PATRIA OPTIMO PATRI e nei fianchi della porta due cartelloni con questi versi AB INSIDIANTE REFUGIUM- REFUGIUM ET SECURITAS. Alle falde del monte, quasi a guardia e tutela delle porte, levavansi in alto due torri in una delle quali era scritto TURRIS DAVIDICA e nell’altra TURRIS EBURNEA» Si è ampiamente riferita la fonte non solo per sottolineare le caratteristiche di questo evento, che illustrano alcune modalità del costume dell’epoca ma anche per sottolineare che tutta la cerimonia insiste sulla visibilità del cardinale Carlo Maria Sacripante e per sottolineare gli stretti rapporti tra il vescovo Terzago e la Curia Pontificia. Il vescovo Nicolò Terzago (1724-1761) aveva infatti attivato alcuni interventi sul territorio di promozioni santuariali sicuramente in continuità con gli stimoli che gli venivano dalla sua formazione spirituale giovanile sotto il diretto influsso di Benedetto XIII. Oltre all’impegno costante e rilevante per la chiesa della Madonna del Ponte promosse la fondazione nel territorio di due edifici mariani, quello della Madonna della Quercia presso Capitone e quello della Madonna di S. Rocco presso Stroncone; attività che il Terzago accompagnava con una riflessione sulla spiritualità nella Istruzione pratica sopra la fede (1760-66) e nel trattato sulla mistica Theologiahistorico-mystica adversus veteres et novos pseudo-mysticos, quorum, historia texitur, et errores confutantur (1764), che ebbe una notevolissima risonanza.[2] Narni viveva ormai una accelerazione della vita religiosa, di cui in qualche modo erano stati artefici, accanto al vescovo Terzago, i cardinali Giuseppe e Carlo Maria Sacripante, tanto che non è errato parlare per il primo settecento narnese di una “Età dei Sacripante”. Il primo, partito da Narni, vi tornava sovente, come si è detto, l’altro, il nipote, comunicava a Narni il fervore che in quegli anni attraversa Roma, la Roma di papa Clemente XI Albani (1700-1721), la Roma della Accademia di S. Luca, dell’Accademia dell’Arcadia, di Gian Vincenzo Gravina, di Giovanni Mario Crescimbeni, di Arcangelo Corelli e Carlo Fontana, tanto per citare i primi e più significativi protagonisti di quell’eccezionale momento storico. * in Atti del Convegno del Centro di Studi Storici di Narni, Trecento anni dalla fondazione de Santuario dedicato alla Madonna del Ponte , 2015. A questa data gli Atti sono ancora inediti (ndr) [1] C. COLETTI, Con il minio e con il sangue: percorsi della Controriforma. Le diocesi meridionali dell’Umbria (1563-1750) , Nerbini, Firenze, 2007. [2] C. COLETTI, già cit, pp 410 seg. |