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Nel 1961 fu scoperto quasi per caso il Trittico, poi attribuito a Masaccio, che il famoso pittore aveva dipinto per la piccola e antichissima chiesa di san Giovenale nell’omonima località di Reggello. Quasi certamente gli fu commissionato da Vanni Castellani, un esponente di rilievo della potente famiglia fiorentina che aveva il patrocinio sulla chiesetta ove introdusse il culto del primo vescovo di Narni.
La scoperta del trittico ebbe larga eco in quanto si trattava della prima opera conosciuta del Maestro del Valdarno e richiamò l’attenzione del mondo dell’arte internazionale in quanto rappresenta, nello spazio dei tre comparti di cui il trittico è costituito, il passaggio dalla tradizione tardo-gotica alle novità prospettiche e plastiche del Rinascimento[1]. Fu allora deciso che dopo il restauro il Trittico sarebbe tornato nel luogo di origine e fu così che a ridosso della bella Pieve di S. Pietro di Cascia di Reggello risalente all’XI secolo -che lo serbò dal 1988 al 2001- fu allestito il Museo Masaccio d’Arte Sacra che conserva il Trittico di san Giovenale nelle sue preziose sale ormai dal 2002. La Pieve sorge sull’antica via consolare Cassia vetus da Fiesole ad Arezzo e a Roma da cui giunse il cristianesimo a fare opera civilizzatrice e a portare la “Parola” di cui le numerose pievi della zona si fecero pulpito[2]. Seguendo verso Sud la strada che si snoda fra ulivi e cipressi, si giunge alla località San Giovenale dove sorge la chiesa dedicata al nostro Patrono, un tempo solitaria e austera e ora in un contesto di abitazioni sulle quali svetta un campanile a vela a indicarci la via per la piccola chiesa anticipata dal portico con l’iscrizione che fa riferimento al vescovo di Narni, chiesa nella quale, fino al 1961, fu esposto il famoso Trittico e che ora ne conserva una copia di piccole dimensioni. La chiesina, documentata a partire dal 1028, presenta un doppio porticato in quanto il suo orientamento fu mutato nella seconda metà dell’Ottocento e solo dopo l’ultimo restauro è stata riportata al suo primitivo orientamento. La struttura originale e l’abside della chiesina sorta in tempi antichissimi nella rigogliosa campagna toscana sono ormai irrimediabilmente perdute[3] ma sopravvive il culto per il Santo testimoniato dalla Fede della comunità che gli si affida. [1] C. Caneva, Il Museo Masaccio d’Arte sacra a Cascia di Reggello, 2004. [2] M.I. Lanzarini, San Pietro a Cascia. Notizie diverse intorno alla Pieve, 2000 [3] I. Beccattini Il territorio di san Giovenale e il trittico di Masaccio, in AA.VV. Masaccio 1422. Il trittico di san Giovenale e il suo tempo, 2001 |