Si può dire che la storia del Duomo di Narni cominci dalla morte del protovescovo Giovenale: alla sepoltura del santo e al culto che ne nacque, infatti, è subordinata la posizione del sacro edificio, anche contro le esigenze del contesto viario e urbano; la sua forma è connessa con l'aspetto via via assunto dal sacello dedicato alla memoria del patrono.
Giovenale morì, stando al Sacramentario Gelasiano, il 3 maggio del 376 o, come si ritiene da molti, il 7 agosto dello stesso anno. Fu sepolto a ridosso delle mura, dalla parte esterna - secondo il costume romano - di seppellire i morti. (vai a: San Giovenale)
La posizione precisa della sepoltura originaria del Santo è sconosciuta ma individuabile genericamente "a ridosso della roccia, ovvero in una sua grotta naturale sottostante le mura urbiche. [...] qualora si ritenessero, all'epoca della sepoltura [...], le mura ormai cadute in disuso e questo spiegherebbe anche come nella formazione del racconto agiografico, si sia giunti nella redazione seicentesca della Vita a supporre l'abitazione di Giovenale "appresso la porta superiore della città, vicino alla via Flaminia, in una torre congiunta alle mura". Va comunque precisato che il concetto di abitazione che l'anonimo autore doveva aver recepito e che lui stesso tramanda poteva avere all'origine anche il significato di sepoltura, ovvero di aula cultuale, in analogia con le diverse accezioni del verbo habitare, segnatamente in ambito funerario." [1]
Un tratto di questa cinta urbana è ben visibile sia all'esterno che all'interno della Cattedrale, il che consente di stabilire che il sacro edificio fu costruito fuori ma a ridosso delle mura e precisamente nell'area in cui fu sepolto il vescovo Giovenale.
Sul luogo della sepoltura sorse una cella memoriae; un ambiente, insomma, in cui volle essere sepolto il successore alla cattedra vescovile, San Massimo (morto nel 416) e più tardi San Cassio (morto nel 558), che divide con Giovenale la celebrità nell'agiografia cittadina. Ciò è sufficiente a certificare che fino alla seconda meta del VI secolo sussisteva quel sacello che era sorto sulla tomba del santo. Si conosce anche il nome della strada d'accesso, tracciata lungo la cortina esterna delle mura: vicus novus, il che lascerebbe supporre una via non preesistente al piccolo santuario, creato ex novo in funzione di questo.
L'878 è l'anno della ferita inferta da Adalberto margravio di Toscana; rapì la sacra spoglia, anzi le spoglie di quanti erano sepolti: corpora sanctorum abstracta sunt, cioè le spoglie anche di San Cassio e di sua moglie Fausta. Del sacrilegio fatto fu vittima, ovviamente, anche il monumento: sarcofaga rupta sunt, mausolea fracta. Due anni dopo i sacri corpi vennero restituiti alla città, venne liberato Adalberto dalla scomunica cui era incorso e il sacello fu ricomposto. Il corpo di San Giovenale fu sepolto in una cavità della roccia: rupe cava placuit tumulari membra sepulcro. Ma la nuova sepoltura fu disposta in modo da restare nascosta.
Si giunge così al secolo XI, quando inizia la storia della Cattedrale, prevalendo su quella del sacello. "Dalle fonti storiche [...] si desume che i lavori di costruzione della chiesa dovettero iniziare a probabilmente poco dopo la metà dell'XI secolo: la notizia, sia pure molto labile, risale ad un privilegio di Enrico III dato ad Ancona il 30 marzo 1047, conservato nell'Archivio Capitolare di Narni, con il quale il preposito e i canonici di San Giovenale e San Cassio vennero a godere della protezione imperiale. [...] La costruzione dell'edificio dovette procedere a grande rilento proprio a ragione delle difficoltà presentate dall'orografia del luogo. Ne è una conferma indiretta la data di consacrazione della chiesa che [...] si pone al 27 febbraio 1145, vari decenni dopo la progettazione e l'inizio dei lavori. Alla consacrazione intervenne il pontefice Eugenio III (1145-1153) [...]." [2]
"Con il Trecento inizia una nuova fase per la chiesa. Nel 1322-1324, probabilmente a causa delle mutate esigenze liturgiche e della cresciuta comunità del capitolo, nonchè della necessità di sistemare il cimitero alle spalle della cattedrale, si decise di abbattere l'antica abside e costruirne una di gran lunga più ampia." [3]
Il periodo tra il XV e il XVI secolo vede la realizzazione di numerosi interventi volti a completare la monumentalizzazione dell'edificio iniziata con la costruzione dell'abside. Tra questi la costruzione del portico e della cappella dei muratori sulla facciata principale, l'innalzamento delle navate con la realizzazione di volte a crociera, l'edificazione di numerose cappelle e monumenti caratterizzati da decorazioni pittoriche e scultoree, in particolar modo lungo la "quarta navata" che assunse la spazialità attuale attraverso la rimodulazione dello spazio dell'antico sacello.
Dopo la ricognizione delle reliquie di San Giovenale (16 Aprile 1642) e la loro traslazione sotto l'altare maggiore (24 Aprile 1649), il Capitolo e la cittadinanza decretarono la costruzione del nuovo altare della Confessione e la decorazione del presbiterio e dell'abside secondo il gusto dell'arte barocca. Tali lavori furono completati solo nei primi anni del 1700 e inaugurati con la seconda solenne consacrazione dell'edificio che ebbe luogo il 20 Ottobre 1728. Seguirono gli ultimi lavori che interessarono le due cappelle del transetto e l'ottocentesca cappella del SS. Sacramento, ultimo importante intervento effettuato nella Cattedrale prima dei grandi lavori di restauro effettuati negli anni Sessanta del Novecento.
* Dove non diversamente specificato i testi in corsivo sono tratti dalla guida Ecclesia cathedralis narniensis a cura di mons. P. Brodoloni [1] Pani Ermini Letizia, Dal Sepolcro di San Giovenale alla Cattedrale di Narni, in Perissinotto Cinizia (a cura di), San Giovenale, La cattedrale di Narni nella storia e nell'arte (Atti del Convegno di Studi, 17-18 ottobre 1996, Narni), Centro di Studi Storici di Narni, Narni 1998, p.87 [2] D'Onofrio Mario, La Cattedrale di Narni nel medioevo, in Perissinotto Cinizia (a cura di), San Giovenale, La cattedrale di Narni nella storia e nell'arte (Atti del Convegno di Studi, 17-18 ottobre 1996, Narni), Centro di Studi Storici di Narni, Narni 1998, pp. 96-97 [3] Ivi, pp. 105-106
Bibliografia:
Carlo Stefano Bocciarelli, Cathedralis narniensis Ecclesiae eiusque capituli, et canonicorum antiquitas, nobilitas, indulta et prerogativae. Ex summorum pontificum, ac sacra imperialis majestatis vetustissimis, et recentibus documentis, necnon precipuis S.Sedis apostolice decisionibus, et Sac. Cardinalium Congregationibus collecta, ordineque chronologico compilata. Et Emo, ac Rev.mo D.S.R.E. Cardinali Sacripanti SS. D.N.D. Clementis PP.XI. Prodatario. Et Sac. Congreg. De propaganda fide praefecta dicata, Typis Heredum Corbelletti, 1720
M. Bigotti, G. Mansuelli, A. Prandi, Narni, 1973
Don Gino Cotini, San Giovenale. La sua chiesa, i suoi successori, 1976
AA.VV., San Giovenale, la Cattedrale di Narni nella Storia e nell’Arte, Atti del Convegno di Studi a cura di Cinzia Perissinotto, Centro di Studi Storici di Narni, 1996
Iconografia musicale e drammaturgia per il rinvenimento di s. Giovenale a Narni, a cura di Maria Luisi, Edizioni Torre d’Orfeo, Roma, 2019
Maria Luisi, La Cappella musicale della Cattedrale di Narni, Edizioni Torre d’Orfeo, Roma, 2020
Francesco Luisi, Barocco d’incanto. L’emulo e l’archetipo, Edizioni Torre d’Orfeo, Roma, 2021