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La cattedrale di Narni è il luogo dove si conserva la maggior parte delle opere d’arte che compongono l’iconografia di san Giovenale. Seguendo l’ordine temporale iniziamo dal sacello, ora detto di san Cassio, in quarta navata, dove si trova l’ antico ciclo di affreschi dedicato a san Giovenale, risalente al XII secolo che, insieme al mosaico, decorava la parete di fondo della cella dove furono sepolti i primi santi vescovi di Narni. Alcuni di questi affreschi sono visibili intorno al mosaico che adorna il sacello: la figura di san Giovenale che con il braccio destro sembra indicare il Redentore, insieme ad altri due personaggi riconosciuti in san Pietro e san Benedetto e, sul lato opposto del mosaico, due figure femminili di cui la più vicina al mosaico, con le mani levate, pare voler orientare l’attenzione dell’osservatore verso la figura di Cristo e sembra rappresentare la tipologia iconografica della Madonna advocata, espressione del ruolo di mediatrice svolto dalla Vergine presso il Figlio[1]. In una fascia inferiore della stessa parete, nascosta alla vista dalla facciata del sacello, sono invece affrescati alcuni episodi della vita di san Giovenale tra i quali è possibile riconoscere l’apparizione del Santo ai mercanti salvati per sua intercessione dal naufragio; un sarcofago sormontato da un ciborio che forse illustra il trafugamento delle reliquie mentre l’ultimo episodio, di cui rimangono solo pochi frammenti, viene interpretato come il trasporto a Lucca o il rientro a Narni delle reliquie. Il mosaico e gli affreschi vennero alla luce solo nella seconda metà del Novecento in quanto precedentemente celati alla vista da uno spesso strato di calce[2]. All’interno del sacello si trova anche il paliotto della prima metà del Quattrocento con le immagini di san Giovenale e di san Cassio ai lati del Cristo risorto, “un trittico [….] sormontato da tre cuspidi di stile che ha ancora del gotico mentre la predella e i pilastrini sono già ricchi di elementi dell’arte nuova del rinascimento”[3]. In una nicchia sul fronte del sacello è invece conservata la statua in legno policromo di san Giovenale docente, in cui il Santo è effigiato nelle sue funzioni di insegnante e governatore. La statua, di raffinata fattura, è datata alla prima metà del XIV secolo. Ritrae il santo con paramenti vescovili, la mitria e le mani avvolte nelle chiroteche mentre mancano alcuni elementi ornamentali come la croce pettorale, gli anelli e il pastorale poiché questi oggetti potevano variare in funzione della festività o del periodo liturgico.[4] Poco discosta, sulla faccia del pilastro che guarda la navata centrale di fronte al sacello, è esposta la tavola che Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta dipinse probabilmente su commissione del card. Berardo Eroli fra 1474 e il 1476. La tavola sembra facesse parte di una pala più ampia che ritraeva anche san Cassio ed era conservata nella vicina chiesa di sant’Antonio da cui poi fu trasferita in cattedrale nel 1700, anno giubilare, quando la tavola assunse quella funzione di icona destinata al culto popolare[5] precedentemente assolta, forse, dalla statua lignea sopra descritta. La tavola del Vecchietta, che ritrae il santo benedicente e alla quale fece spesso riferimento l’iconografia successiva, venne ritenuta la più antica immagine del santo protettore facendo difetto la conoscenza del ciclo medievale messo solo più tardi in evidenza. La figura di san Giovenale è scolpita, vicino all’immagine della Madonna con il bambino e insieme a quella di san Cassio, sull’ambone in cornu evangelii cioè sull’ambone posto a sinistra di chi guarda l’altare maggiore. Tali amboni furono realizzati nel 1490 e rappresentano un’opera particolarmente importante del Rinascimento narnese. Non molti anni dopo, probabilmente fra il 1512 e il 1513, venne realizzato, all’interno della cappella che è dedicata alla Madonna della Consolazione, il monumento funebre del vescovo Gormaz in cui spicca la figura del protovescovo narnese. In sacrestia è ospitata una tela che ritrae un episodio della vita del santo patrono: quello in cui san Giovenale subisce l’aggressione da parte di un seguace di Bacco che tenta invano di fargli ingerire la carne immolata al dio pagano ed è invece l’aggressore a rimanere vittima del suo stesso coltello; la tradizione vuole che a seguito di quell’avvenimento miracoloso moltissimi narnesi si siano fatti battezzare. La tela sembra essere stata dipinta da Vanni da Narni[6] nel XVII secolo. Nell’abside è collocata invece la monumentale tela “Apoteosi di san Giovenale” che rappresenta il Santo nella gloria di Dio, sostenuto da angeli che recano il pastorale, simbolo dell’episcopato e la palma, simbolo del martirio. In alto la Trinità e la Madre di Dio che lo accolgono in Cielo tra schiere di angeli festanti. La grande tela fu dipinta da Girolamo Troppa nel 1681-82 e “doveva fungere da arazzo celebrativo da appendere nell’arco trionfale per i festeggiamenti annuali del Santo[7]” prima della sua definitiva collocazione nell’abside a metà ‘700. Nella cripta della cattedrale si conserva un’altra tela, di dimensioni ben più contenute, che raffigura un santo vescovo con la palma del martirio, probabilmente il giovane Giovenale. L’esecuzione della tela può essere individuata nella seconda metà del XVIII secolo e sullo sfondo si osserva, molto dettagliata, una vista della città di Narni. Risalendo le scale della cripta si oltrepassa la cella memoriae del Santo la cui cupola è ornata da un affresco in cui gli angeli musicanti sembrano intonare un concerto per san Giovenale. Il luogo della sua nuova sepoltura sotto l’altare maggiore, ornato di splendidi marmi policromi, fu inaugurato il 27 aprile 1649[8]. Avviandosi verso l’uscita, in controfacciata, si apre la cappella dell’arte dei Muratori che ospita il fonte battesimale. Di forma esagonale, fu realizzato nel 1506 e ospita sculture a bassorilievo fra cui quella di san Giovenale pontificalmente vestito e come tale riconosciuto per via del nome sotto i suoi piedi segnato[9], e alcuni stemmi fra i quali quello del Capitolo, della città di Narni e del vescovo Pietro Gormaz, committente dell’opera. Si conserva altresì il prezioso busto reliquiario di san Giovenale che contiene frammenti di reliquie[10] e l’espressione del cui volto sembra ispirata all’immagine dipinta dal Vecchietta[11]. Il busto poggia su una base di bronzo dorato con targhetta d’argento su cui è inciso: S. IUVENALI MART. PARENTI OPTI. NARNIA UNIVERSA A TERREMOTU PRAESERVAA AN. DNI. MDCCIII. Nel 2018 la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, congiuntamente al Laboratorio metalli del Polo Museale dell’Umbria, procedette ad un restauro accurato del manufatto che ne evidenziò alcune caratteristiche fino a quel momento sconosciute e descritte, come segue, nell’elegante brochure che accompagnò la presentazione del restauro[12]. “Il busto è realizzato in lamina d’argento e di rame dorato, lavorato a sbalzo e a cesello, mentre il volto è condotto a fusione. L’iscrizione, incisa a bulino sulla targa, configura simbolicamente quest’oggetto devozionale come un ex voto, offerto da tutta la città, Narnia universa, con il contributo di tutti i devoti dopo lo scampato pericolo dal terremoto del 1703. Sulla paternità dell’opera la critica non si era mai espressa, pur riconoscendone la squisita fattura ma ora, grazie al recente restauro è stato possibile svelare l’identità del maestro argentiere, riportando alla luce il marchio impresso sul prezioso metallo, la lupa di Siena. Si tratta di Urbano Bartalesi (1641-1732) l’esponente più noto della famiglia di argentieri di origine senese, attiva a Roma fra il 1634 e il 1793. Oltre al bollo del Bartalesi è riconoscibile anche quello di Carlo Modesti, apposto a garanzia della qualità dell’argento. Un’opera così rara e importante, commissionata a Roma e destinata alla cattedrale di Narni agli inizi del Settecento, non può non far sospettare che il tramite tra i Narnesi e uno degli argentieri più celebri dell’epoca possa essere stato il cardinal Giuseppe Sacripante, munifico mecenate nei riguardi della sua città natale”. Un altro pregevolissimo manufatto è l’encolpio d’argento, quello che la tradizione riportata dal Bucciarelli[13] vuole fosse la croce pettorale appartenuta a san Giovenale. Il tipo di lavorazione, la semplicità della decorazione e la vivacità del disegno tuttavia, fanno di questa croce un lavoro d’epoca romanica, probabilmente della metà del secolo XI e non del IV[14]. E’ opera antica che risale al periodo medievale[15] e, sul lato frontale mostra Cristo crocifisso. Il capo reclinato a sinistra ha gli occhi aperti. Lunghi capelli raccolti in trecce che ricadono sulle spalle ed è incorniciato da un nimbo. Il corpo occupa quasi interamente la superficie della lastra, lasciando libere soltanto le aree poste sopra e sotto il Cristo dove compaiono due raffigurazioni che alludono quasi certamente al sole e alla luna tradizionalmente effigiati nell’iconografia della Crocifissione mentre i piedi di Cristo, anziché poggiare sul suppedaneo, insistono direttamente su una testa umana dalla forma sferica, dalla cui bocca escono dei raggi[16]. Sul verso è la figura dell’Agnello crucigero con alcuni ornati a giglio[17]. Infine, sul lato sud del campanile, si staglia la statua di san Giovenale costituita da due parti distinte: la parte inferiore in marmo bianco che rappresenta una figura maschile i cui abiti rimandano ad un vescovo, probabilmente di epoca romana tardo antica, mentre la testa, attribuibile all’ambito romanico, è in pietra grigia. L’ubicazione della statua induce a pensare che fosse lì posta ad indicare ai pellegrini il luogo di sepoltura di san Giovenale. Altre immagini di san Giovenale si trovano nella chiesa di sant’Agostino. Nella volta della cappella di san Sebastiano i due santi vescovi narnesi furono affrescati nella prima metà del Cinquecento pur se le vicende relative alla decorazione di questa cappella appaiono piuttosto articolate e complesse[18]. Tuttavia l’autore dei santi patroni dipinti nella volta viene indicato in Giovan Francesco Perini di Amelia[19] che avrebbe affrescato anche la lunetta con san Sebastiano colpito dalle frecce e quella dirimpetto, oltre ai quattro profeti nella volta, con la partecipazione, forse, di Lorenzo e Bartolomeo Torresani, che già vi avevano lavorato, rientrati a Narni in quel periodo. Nella pala dell’altare della confraternita dei Calzolai, titolari del primo altare di sinistra ancora nella chiesa di sant’Agostino, san Giovenale e san Cassio appaiono ai lati della Madonna con il Bambino insieme ai santi Crispino e Crispiniano, protettori di quell’Arte. La pala, dipinta da Antonio Circignani detto il Pomarancio che fu attivo in Umbria nei primissimi anni del Seicento, offre anche una interessante veduta di Narni. La tela è ora conservata in cattedrale, nella cappella dell’arte dei Muratori, in attesa di tornare nella chiesa di sant’Agostino a conclusione dei lavori attualmente in corso. Il palazzo episcopale, che ospita il Centro di documentazione diocesana Beata Lucia, nella sala delle udienze è adornato dai ritratti dei vescovi narnesi mentre nella saletta adiacente, che conduce allo cappellina privata del Vescovo, fu affrescata una fascia decorativa che ritrae i due santi patroni narnesi, risalente, probabilmente, agli anni a cavallo della metà del Seicento, anni in cui il vescovo Raimondo Castelli fece rinnovare l’Episcopio. L’iconografia non narnese è piuttosto cospicua e quasi sempre ritrae san Giovenale con la barba, attributo presente negli affreschi medievali di Narni e nella statua lignea posta nella nicchia sulla parete del sacello e che successivamente scompare come nella tavola del Vecchietta e nei lavori che ad essa si rifanno. Si segnalano immagini di san Giovenale a Orte, Chia, Vasanello, Canepina, Calvi, Collescipoli, Cecalocco, Macerino, a Leonessa e nella frazione di san Giovenale di Leonessa, Rieti, Montorio al Vomano, Tione d’Abruzzo, Orvieto e Cascia di Reggello oltre che a Logna di Cascia, Lozzo Atestino nel Padovano, Fossano e Benevento con caratteristiche iconografiche diverse a seconda del luogo. |
[1] C. Ranucci , “Le fasi pittoriche più antiche della cattedrale di Narni” in “San Giovenale, la cattedrale di Narni nella storia e nell’arte”, 1998, p. 177-193 [2] M. Salmi “Un problema storico-artistico medievale”, 1958, p. 213-224 [3] E. Wüscher-Becchi, “Il sepolcro di san Giovenale”, 1913, p. 26 [4] G. Cassio, “La imago patroni fra suggestioni e permanenze: la tavola liturgica del Vecchietta nella Cattedrale di Narni, 2009 p. 206-207 [5] Ivi, p. 199-206 [6] A. Novelli, L’arte a Narni fra Medioevo e Illuminismo, 2004, p. 35 [7] G. Cassdio, 2009 p. 207-208; cfr. AA.VV.“Girolamo Troppa”, 2021, p.68 [8] M. Luisi, a cura di, “Iconografia musicale e drammaturgia per il rinvenimento di san Giovenale a Narni”, 2019 p.113 [9] G. Eroli, “Le chiese di Narni”, 1898, p. 83 [10] C.S. Bucciarelli, Cathedralis Narniensis Ecclesiae eiusque Capituli et Canonicorum Antiquitas, Nobilitas, Indulta et Prerogativae, Narni, 1720, p.235 e 238 [11] M. D’Onofrio Catalogo della mostra di Arredi sacri nelle diocesi di Terni Narni e Amelia dal medioevo ai nostri giorni, 1974, p. 48 [12] Il restauro venne presentato al pubblico il 28 aprile 2018 nella cripta della cattedrale nell’ambito delle manifestazioni per la Corsa all’Anello. Alla presentazione intervennero la Soprintendente per l’Umbria Marica Mercalli, Stefania Furelli della Soprintendenza ABAP Umbria e Silvia Bonamore del Polo Museale dell’Umbria. [13] C.S. Bucciarelli, Cathedralis Narniensis Ecclesiae eiusque Capituli et Canonicorum Antiquitas, Nobilitas, Indulta et Prerogativae, Narni, 1720 p.235 e 238 [14] M. D’Onofrio, Catalogo della mostra di Arredi sacri nelle diocesi di Terni Narni e Amelia dal medioevo ai nostri giorni, 1974, p. 19 [15] S. Silvestro, Il Tesoro del duomo di Narni. L’encolpio di san Giovenale in San Giovenale nella Storia e nell’Arte, Centro Studi Storici di Narni, 1998, p.227 [16] Nel 2019 l’orafo e scultore narnese Mario Matticari ne ricavò una copia di cui fece prezioso e apprezzato omaggio al Parroco di Narni don Sergio Rossini. [17] M. D’Onofrio, op.cit. p. 19 [18] A. Novelli, In casa dell’illustrissimo Bernardino Scotti, 2013, p. 197-201 [19] Ivi, p. 202 |