|
Lib. I Cap.IV
De palio currendo in festo beati Iuvenalis. Item statuimus, quod palium dictae civitatis curri debeat hoc modo videlicet, quod miles, seu socius domini Vicarij dictae civitatis personaliter accedere debeat ad Sanctum Andream in Lagia cum volentibus ad palium currere, et ipsis adscriptis ibidem si fuerint saltem duo; ipsos citra, et juxta Lagiam stare faciat seriatim, eosque simul uno ictu, et impetu faciat moveri ad currendum versus Narniam, et palium stare debeat supra Petronum, ubi est affixa catena; et ei, qui primus attigerit, atque pervenerit ad ipsum Petronum ipsum palium tradatur, et detur per illum tenentem. Volentes, quod ad praemissa currere non possit aliquis cum ronzeno, vel jumento, vel dari solito ad vecturam. Et quod dictis equis currentibus ad dictum palium, dum currunt, nullus de civitate Narniae, vel aliunde faciat aliquod impedimentum, seu obstaculum ad poenam X librarum cortonensium de facto per dictum dominum Vicarium auferendarum. |
Corsa del palio nella festa del beato Giovenale.
Stabiliamo che il palio della città si debba correre in questo modo, vale a dire, che il socius miles del Vicario della città debba andare di persona a Sant’Andrea in Lagia[1], con quelli che vogliono correre il palio, e dopo averli annotati in una lista, se saranno almeno in due; li faccia stare, uno dietro l’altro, al di qua e presso la Lagia, e quelli simultaneamente con un solo colpo e ordine faccia muovere per correre verso Narni; e il palio debba stare sopra Petrono[2], dove è attaccata una catena; e a quello che per primo lo avrà toccato e sarà giunto a Petrono, sia assegnato il palio, e sia dato da quello che lo tiene. Vogliamo che nessuno possa correre con un ronzino, o giumento, o con quello, che si dà solitamente a vettura. E che nessuno, della città di Narni o d’altro luogo, faccia qualche impedimento o ostacolo durante la corsa ai cavalli, che partecipano al palio, alla pena di 10 libbre cortonesi da infliggere, di fatto, dal Vicario. [1] La chiesa di Sant’Andrea in Lagia sorgeva nei pressi del Torrente Aia, detto anche Laia, da cui Lagia. [2] Il Petrono, “Petronum”, era forse un mucchio di pietre o una grossa pietra su cui era infissa una catena alla quale era attaccato il Palio. F. Giffoni A. Mosca, op.cit., 1988. |
|
Lib.I Cap.V
De anulo argenteo currendo in festo beati Iuvenalis de mense maij. Item statuimus ad honorem et reverentiam gloriosissimi Iuvenalis martiris patroni, gubernatoris, et defensoris populi et Communis dictae civitatis, quod die festivitatis ipsius, quae celebratur tertia die mensis maij debeat curri anulus de argento, qui sit valoris, et aestimationis C solidorum cortonensium, et palium, de quo supra fit mentio in praecedenti capitulo sit valoris trium librarum de auro, hoc modo, videlicet: quod vicarius dictae civitatis bandiri faciat tribus diebus ante dictum festum qualibet die semel per civitatem praedictam, quod quicumque equum habens se debeat preparare; ut sibi placuerit ad currendum anulum, et palium dicta die, et quod in Platea Maiori ipsius civitatis volentes currere debeant comparere, et quod ibidem existentibus mandare debeat, quod ipsi omnes volentes currere ad anulum, debeant stare ab angulo ecclesiae Sancti Salvati infra versus fontem, et posito anulo in loco solito debeant currere seriatim cum hasta, seu bortone singulariter secundum voluntatem domini vicarij, vel officialis ibidem praesentis, et ei currenti, qui currendo suam hastam miserit in anulum, secundum judicium ipsius militis dari, et assignari debeat ipse anulus in signum victoriae, et honoris. Dummodo ronzeni ad vecturam vel jumenta currere non possint nec habere ipsum anulum. Hoc addito quod primus currens sit unus ex potestatibus brigatarum Mezulis, secundus currens sit unus ex potestatibus Fraportae, tertius sit unus ex potestatibus terzerij Sanctae Mariae. |
Corsa dell’anello d’argento nella festa del beato Giovenale nel mese di maggio.
Stabiliamo che, ad onore e riverenza del gloriosissimo Giovenale martire, patrono, governatore e difensore del popolo e del Comune della città, nel giorno della sua festività, che si celebra il terzo giorno del mese di maggio, si debba correre l’anello d’argento, che sia del valore e stima di 100 soldi cortonesi, e il palio, di cui è fatta menzione nel capitolo precedente, sia del valore di tre libbre d’oro, in questo modo: il vicario della città faccia annunciare pubblicamente per la città tre giorni prima della festa, una volta al giorno, che chiunque possieda un cavallo si debba preparare; come e dove riterrà opportuno, per correre l’anello e il palio in quel giorno, e che quelli che vogliono correre si debbano presentare nella piazza maggiore della città, e che a coloro che stanno lì si debba mandare a dire, che tutti quelli che vogliono correre all’anello, debbano stare all’angolo della chiesa di San Salvato[1], all’interno verso la fontana, e, dopo che l’anello sia stato posto nel solito luogo, debbano correre uno dopo l’altro con l’asta o bordone, uno per volta, secondo la volontà del Vicario o dell’ufficiale presente, e al cavaliere, che correndo avrà infilato la sua asta nell’anello, secondo il giudizio dello stesso miles, si debba dare a assegnare l’anello in segno di vittoria e onore. Tuttavia i ronzini da vettura o i giumenti non possono correre né conquistare l’anello. Aggiunto questo che per primo a correre sia uno della potestà delle brigate di Mezule, secondo a correre sia uno delle potestà di Fraporta, il terzo sia uno delle potestà di Santa Maria. [1] La chiesa di san Salvato fu demolita nel 1572 per costruire la cisterna di piazza dei Priori. |
|
Lib. I Cap CCX
De cereis qui debentur communi a castris, et villis comitatus Narniae. Item statuimus, quod villae, et castra, quae debent deferre cereos in festo beati Iuvenalis, deferant hoc modo: Quod Castrum Collescipionis deferat cereum octo librarum cerae, Perticarae quator librarum cerae, rocchae Carlei trium librarum, Finocchieti trium librarum, Acutij trium librarum, Vasciani duarum librarum, Confinei duarum librarum, Sancti Urbani trium librarum, castrum Thiulorum quator librarum, Alvelini quator librarum, villa Frattae trium librarum, Burgariae unius librarum, villa Visciani duarum librarum, villa Massae cum castro Tayzani quator librarum, castrum Bufoni duarum librarum, Lugnolae quator librarum, castrum Collismajoli trium librarum, castrum Capitoni quator librarum. Qui cerei omns offerentur, e etiam faculae, et cerei artista rum dictae ecclesiae Beati Iuvenalis in festo praedicto, quae convertantur in opere tribunae dictae ecclesiae in dicto festo; et qui facere omiserit, solvat pro banno dicte Camerae X libras cortonenses pro qualibet libra omissa. |
Ceri che sono dovuti al Comune dai castelli e dalle ville del contado di Narni.
Stabiliamo che le ville e i castelli che debbono portare i ceri nella festa del beato Giovenale, portino in questo modo: il castello di Collescipoli porti un cero di otto libbre di cera, di Perticara di quattro libbre di cera, di Rocca Carlea di tre libbre, di Finoccheto di tre libbre, di Aguzzo di tre libbre, di Vasciano di due libbre, di Configni di due libbre. Di sant’Urbano di tre libbre, il castello dei Tieli di quattro libbre, di Alvelino di quattro libbre, la villa di Fratta di tre libbre, di Borgheria di una libbra, la villa di Visciano di due libbre, la villa di Massa con il castello di Taizzano di quattro libbre, il castello di Bufone di due libbre, di Lugnola di quattro libbre, il castello di Collemaggio di tre libbre, il castello di Capitone di quattro libbre. Tutti questi ceri e anche le fiaccole e i ceri degli appartenenti alle arti, siano offerti alla chiesa del beato Giovenale nella festa predetta, e siano impiegati per la costruzione dell’abside della chiesa nella detta festa e chi non lo avesse fatto paghi per sanzione alla Camera dieci libbre cortonesi per ciascuna libbra omessa. |
|
Lib. I Cap. CLXXXVIII
De cereis fiendis ab arti bus ad honorem beati Iuvenalis. Item statuimus quod quaelibet ars civitatis Narniae debeat facere cereum de cera in festo beati Iuvenalis de mense maij, ut consuetum est. |
Ceri che devono essere offerti dalle arti in onore del beato Giovenale. Stabiliamo che qualsiasi arte della città di Narni debba offrire una torcia di cera per la festa del beato Giovenale, nel mese di maggio, come è consuetudine. |
|
Lib. I Cap. CXLII
De palio et anulo currendo in kalendis mensis maij, et de pactis iudaeorum eis servandis. Item statuimos quod iudaei, sive haebrei, qui morantur in civitate praedicta, vel etiam morabuntur in posteum ad habitandum teneantur, et debeant solvere quolibet anno in kalendis mensis maij camerario dicti Communis quator florenos de auro, qui convertantur, et converti debeant in pretium, et pretio unius palij, et unius anelli super aurati de argento quod palium curratur per milites, seu equites dictae civitatis in aliquo loco, prout videbitur dominis Vicario, et Sex Electis dictae civitatis. Et detur illi militi, seu equiti, qui primo ipsum palium acceperit, seu attigerit. Et ad anulum curratur etiam, et percutiatur cum hasta, prout videbitur dictis Vicario, et Sex Electis et sit illius, qui eum in sua lancea poraverit, sive hasta. |
Corsa al palio e all’anello nelle calende del mese di maggio, e patti che devono rispettare i giudei.
Stabiliamo che i giudei o ebrei, che dimorano nella città, o che vi abiteranno in futuro, siano tenuti e debbano pagare in qualunque anno, nelle calende del mese di maggio, al camerario del comune, 4 fiorini d’oro che siano e debbano essere convertiti nel costo per l’acquisto di un palio e di un nello d’argento placcato d’oro, e questo palio sia corso dai militi o cavalieri della città in qualche luogo come sembrerà conveniente al Vicario e ai Sei Eletti della città. E il palio sia consegnato a quel milite o cavaliere che per primo lo avrà preso o toccato. E si corra anche all’anello, e sia infilato con l’asta, come sembrerà giusto al Vicario e ai Sei Eletti e sia di quello che lo avrà portato nella sua lancia od asta. |