Fossano rivendica il possesso delle reliquie di san Giovenale a seguito del trafugamento ad opera di un canonico di Tolosa che assistette a Narni al miracolo della guarigione di uno storpio grazie al licore[1], il liquido emanato dal corpo del Santo, con il quale furono unte le gambe dello storpio che subito guarì. Si era nella prima metà del 1200 e il canonico decise di far dono di quelle prodigiose reliquie al suo popolo così, dopo averle sottratte notte tempo, partì alla volta di Tolosa. Ma una volta giunto in terra piemontese si ammalò e morì e le reliquie di san Giovenale rimasero in un luogo chiamato Romanisio[2], nella chiesa della Madonna dei Campi (o del Lago), e lì rimasero finché non accadde un altro miracolo: san Giovenale liberò una giovane, figlia di re[3], che era posseduta da un demonio. Le reliquie del Santo vennero così portate a Fossano[4] per essere da quel momento conservate nella chiesa cattedrale dedicata a santa Maria e san Giovenale dove di celebra la sua festa nella domenica più vicina al 3 maggio. Ora va detto però che nella cronotassi dei vescovi narnesi compaiono due diversi vescovi di nome Giovenale, il primo vescovo di Narni nel IV secolo ed un altro omonimo vescovo che resse la chiesa di Narni dopo san Cassio, nel VI secolo e sepolto anch’egli, secondo tradizione, nel sacello dei santi vescovi. Questo originò una disputa fra Narni e Fossano: Narni a favore della tesi che attribuisce al canonico di Tolosa il trafugamento delle reliquie di san Giovenale II, Confessore, e Fossano che sostiene invece di possedere quelle di san Giovenale primo vescovo di Narni e Martire, disputa durata lunghi anni e ormai superata dalla condivisione del culto del comune santo patrono. Anche a Fossano, in occasione delle celebrazioni in onore del Patrono, si svolge una rievocazione storica, il Palio dei Borghi, che sono in numero di sette, e ripropone un evento storico del Cinquecento che riguarda il soggiorno fossanese di Carlo Emanuele di Savoia e Caterina di Spagna. L’iconografia di san Giovenale a Fossano è piuttosto ricca, con tele che riproducono alcune tra le tappe salienti del percorso di san Giovenale come Il battesimo della matrona Venanzia (o Philadelphia),san Giovenale nominato vescovo da papa Damaso, la Fondazione del monastero presso Orte ad opera di Belisario ed altre, tutte dipinte da Giovanni Claret all’inizio della seconda metà del Seicento, che molto risentono dello stile dell’epoca, ed alcune riproduzioni da opere quattrocentesche eseguite sempre nel XVII secolo di cui una tela in cui san Giovenale reca in mano la città di Fossano ed una tavola che sembra essere la riproduzione dello scomparto centrale di un polittico perduto. Il busto reliquiario è del 1417.
Peveragno La località san Giovenale è una delle frazioni del Comune di Peveragno, in provincia di Cuneo. C’è una chiesa dedicata a san Giovenale ed anche la via intitolata al Santo. Nell'indice guida della mostra fotografica "Iconografia e culto di san Giovenale" nell'ambito del convegno di studi 'San Giovenale nella storia, nell'agiografia e nell'arte” organizzato dal Centro di Studi Storici di Narni" nel 1976 al nr. 59, a proposito della chiesa di Peveragno, è scritto: Architettura senza particolari pretese completamente restaurata di recente comprese le pitture della facciata. Interessante documentazione della diffusione del culto di san Giovenale nel Piemonte, anche fuori della Diocesi Fossanese[5]
La Legione Tebea (Ivrea, Torino, Andrate) Nel tardo impero la tradizione[6] ci riferisce di una legione, che si ritiene realmente esistita, composta da 6600 uomini tutti provenienti dal nord Africa e convertiti al cristianesimo che, al comando dell’egiziano Mauritius[7], divenne un corpo scelto dell’esercito romano. La Legione Tebea si distinse in molte battaglie ma quando fu chiamata a combattere[8] e perseguitare i cristiani in Gallia, entrò in conflitto con gli ordini ricevuti subendo più volte la decimazione e solo alcuni legionari si salvarono dal massacro. Fra questi san Giovenale che fu successivamente ucciso ad Andrate[9] dalle guardie imperiali. La tradizione vuole che San Giovenale abbia liberato Andrate dai lupi e parte delle sue reliquie sono venerate nella cattedrale di Ivrea con quelle degli altri suoi compagni Besso, Tegolo e Sulpizio. Il martire tebeo san Giovenale si venera anche in una cappella laterale del duomo torinese.
[1] Il “licore” era una sostanza liquida che per il colore ricordava il sangue e veniva applicata agli infermi per ottenerne la guarigione. Fuoriusciva dal sepolcro di san Giovenale e veniva raccolto in un’ampolla per guarire i malati che confidavano nel risanamento. Ne è rimasta memoria in una iscrizione poco visibile sul lato sud della cattedrale dove è riportata la scritta “Ic est tumulus miracolorum” preceduta da una croce come rilevato da M. Bartolini che, avendo rinvenuto l’iscrizione, ne trasse lo spunto per la rappresentazione dei miracoli compiuti dal Patrono Giovenale nella formazione del Corteo Storico del Terziere Fraporta, come dettagliatamente riportato nella “Relazione del corteo del terziere di Fraporta del 2011”. Successivamente tale rinvenimento fu ripreso da Q. Palozzi, 2016 in La cattedrale di Narni nell’anno Mille già esisteva, e da Claudio Magnosi nel suo articolo del 2020 per le Pergamene della Corsa all’Anello. Il “licore” fu trovato anche nel sepolcro di san Giovenale nella notte del 17 aprile 1642, quando l’urna fu riaperta come riporta anche L. Iacobilli in Vitede santi e beati dell’Umbria,1664.
[2] Romanisio si trovava al confine fra il Marchesato di Saluzzo e il comune di Asti, in continua lotta.
[3] G. Negro nel suo trattato su san Giovenale del 1650 parla della figlia del re d’Inghilterra ma le ricerche condotte successivamente non ne hanno potuto confermare l’esistenza.
[4] Le reliquie vennero portate a Fossano quando gli abitanti di Romanisio entrarono a far parte del nascente comune di Fossano. I villaggi che contribuirono alla fondazione del borgo nuovo di Fossano furono: Castel Rinaldo, Defesio, Genola, Le Contrade Perosine, Levaldigi, Mellea, Murazzo, Ponto, Ricrosio, Rocca Cervera, Romanisio, San Martino, Santo Stefano del Bosco, Sarmatorio, Villamarana. F.Blandino e P.Ravera San Giovenale Vita e leggende, Fossano, 2019
[5] le diocesi di Cuneo e di Fossano sono state unite nel 2023 ed il vescovo è S.E. Piero Del Bosco che venne a Narni e partecipò alle celebrazioni di san Giovenale il 2 maggio nel 2018.
[7] La fonte storicamente più attendibile circa san Maurizio e la Legione Tebea è costituita dalla “Passio martyrum Acaunensium” attribuita a sant’Eucherio di Lione. Molte delle vicende che riguardano la fase finale della vita di questi santi martiri si svolsero tra S. Maurice en Valais, Martigny, e le rive del Rodano che al passaggio di san Martino di Tours trasudarono sangue ad indicare il luogo del martirio. Sembra che anche il nome della famosa località dell’Engadina, St. Moritz, derivi il suo nome dal comandante della legione Tebea così come la città francese di Bourg Saint Maurice in Alta Savoia..
[8] Nel 285 d.C. Diocleziano aveva assicurato la sicurezza dell’Impero romano d’Occidente a Massimiano Erculeo, rozzo e brutale, che soffocava qualunque rivolta nel sangue. Quando chiamò la Legione Tebea a combattere i cristiani in Gallia, questi si rifiutarono di eseguire gli ordini e furono puniti.
[9] Andrate, il cui nome sembra di origine celtica e significa terra di confine, separa il Canavese dal Biellese. Sul luogo del martirio venne innalzata una cappella campestre, poi divenuta cimiteriale
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