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La chiesina di san Giovenale dei Piloni
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La chiesa di san Giovenale sorge isolata rispetto all’abitato di Cecalocco, nei pressi dell’odierno cimitero, su un pianoro circondato da querce e inondato dai cespugli di ginestra la cui fioritura, in primavera inoltrata, spicca fra l’azzurro del cielo e le pietre dell’antica costruzione che volta l’abside al monte Solenne.
Le fonti ne parlano come san Giovenale di Battiferro. Le caratteristiche costruttive della chiesa, in particolare quelle dell’abside, fanno pensare al tardo XII secolo, o forse al XIII[1] , ed è unita ad una più antica torre di avvistamento che nella parte terminale mostra il campanile a vela a due fornici aggiunto nel corso del XVII secolo. Adiacenti alla chiesa sono diverse costruzioni che possono far pensare a stanziamenti monastici, visto il luogo isolato e come ipotizzato da Letizia Ermini Pani, ma non è possibile stabilire se il complesso abbia mai avuto tale destinazione. Merita fermare però l’ attenzione sul luogo isolato della chiesa e sulla sua dipendenza dal castello di Battiferro che Cinzia Perissinotto[2] suggerisce come struttura militare a difesa del confine sud del territorio di Spoleto. Sappiamo che dopo il Settecento la chiesa di san Giovenale cadde in rovina ed interventi di restauro sono documentati fra la fine degli anni ‘20 e l’inizio degli anni ’30 del 1900[3]. La chiesa ha un’unica navata e copertura a capriata, sfortunatamente crollata nell’ottobre 2024. A seguito di questo evento si è costituita l’associazione “Cecalocco per San Giovenale" con lo scopo di recuperare l’antica chiesa. L’abside contiene un affresco raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Giovenale e Francesco Saverio e intorno, sulla parete dell’altare maggiore, è raffigurata l’Annunciazione con la Madonna a sinistra e l’angelo a destra sotto al quale si legge la data 1642, con al centro la colomba dello Spirito santo. Sulla parete di destra si trova un affresco raffigurante un santo, forse San Carlo Borromeo, e a seguire l’altare dedicato a Sant’Antonio da Padova, con sopra una tela datata 1642, raffigurante un Santo non identificato, San Giovenale, Sant’Antonio abate e Sant’Antonio da Padova.[4] L’altare sulla parete sinistra, dedicato alla Vergine del Carmelo, è sguarnito di qualsiasi decorazione. Ogni anno, nella seconda domenica di Luglio, Cecalocco festeggia san Giovenale insieme alla Madonna del Carmelo. [1] L. Ermini Pani “Il culto di S. Giovenale nell’Italia centrale. Le testimonianze monumentali”, 1978 [2] C. Egizi, C. Perissinotto, “Battiferro e Cecalocco” in “I centri minori. Dalla storia al recupero dell’identità”, 1992, Perugia, Protagon Editrice p. 96-103. [3] Presso l’archivio di Stato di Terni è reperibile tutta la documentazione relativa al lavori eseguiti fra gli anni ‘20 e gli anni ‘30 del 1900. [4] M. Barbarossa, S. Sorcini Val di Serra, 2022 |
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Quasi giunti a Terni, lungo il diverticolo che dalla Flaminia conduce a Collescipoli, all’interno del cimitero comunale sorge l’antica chiesetta intitolata a s. Stefano. Don Gelindo Ceroni ci informa che l’origine di questa chiesa risale ai Rapizzoni-Arnolfi che vennero a stabilirsi in questa zona nel secolo XI in comitatu narniensi, secondo quanto riportato dallo Iacobilli, e che questi edificarono, fuori della qualificata e riguardevole terra di Collescipoli, la chiesa di s. Stefano che conserva una caratteristica molto particolare: un bassorilievo in marmo, che occupa quasi tutta la larghezza della facciata, posto sopra il portale.
La lastra centrale di quel bassorilievo raffigura una Crocifissione con Maria, s. Giovanni, s. Stefano ed un santo vescovo che è facile riconoscere in san Giovenale per il fatto che il nome Iubenalis è riportato proprio sotto l’immagine nell’epigrafe dedicatoria di seguito riportata, e in quanto -come detto- a quel tempo il territorio di Collescipoli rientrava nella diocesi di Narni di cui san Giovenale era il protettore. AD HONORE(M) DOMINI NOSTRI IE(S)U CHR(IST)I BEATEMARIE VIRGINIS ET BEATI STEPHANI PROTOMARTIRIS ADQ(UE) IUBENALIS. Sulla restante parte della fascia marmorea sono incisi due instrumenti cioè i contratti attraverso i quali i benefattori fanno dono della chiesa di s. Stefano a Lupone presbitero, che accetta, e lo nominano perpetuo rettore di quella chiesa con i suoi successori. La donazione avviene nell’anno 1093 e questo rogito notarile trascritto sulla facciata rende la chiesa un caso piuttosto raro. Per la costruzione della chiesa, di stile romanico, furono impiegati molti materiali di spoglio probabilmente provenienti da preesistenti edifici funerari romani che probabilmente in origine si trovavano lungo la via Flaminia e sono ora chiaramente identificabili nella muratura. Al suo interno, insieme ad alcuni altri affreschi cinquecenteschi, si nota un Santo Vescovo, forse san Valentino, una Madonna del latte fra Santi attribuita, sembra, al Maestro di Narni del 1409 e, nel sottarco dell’altare maggiore, un altro santo vescovo, probabilmente san Giovenale. Bibliografia:
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La chiesa di san Giovenale di Macerino sorge isolata rispetto all’abitato e ormai inglobata all’interno del cimitero locale. E’ a navata unica con il tetto a capriate ed un caratteristico portale laterale a forma di ferro di cavallo mentre l’abside, che sembra essere la parte più antica della struttura, è ornata da tre affreschi, quasi scomparsi, di cui uno ritrae san Giovenale in abiti vescovili.
Malgrado l’attuale isolamento del paese, Macerino si trovava su un percorso importante che univa Carsulae a Spoleto e, di fatto, la valle del Tevere con la Valle Umbra. Prova ne è il passaggio della nobile romana Porzia, in viaggio verso Treviri, in Germania, che qui trovò la morte per una caduta dal mezzo che la trasportava, circostanza testimoniata dal ritrovamento nella chiesa di san Giovenale, del suo sarcofago di marmo risalente al IV secolo, sarcofago che è ora conservato nel Museo del Ducato, nella Rocca albornoziana di Spoleto. Macerino, faceva parte delle Terre Arnolfe (terre cedute allo stato pontificio da Enrico II, ultimo re di Germania e imperatore della dinastia sassone, a fronte della cessione da parte dello stato della chiesa di alcune terre in Carinzia.) Il primo documento in cui appare Macerino è del 1093, contemporaneo al citato instrumento di Collescipoli. Il culto per san Giovenale si è affievolito e il 3 maggio a Macerino si festeggiano i santi Filippo e Giacomo. |
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“Al quartiere di San Giovenale, nel punto più alto della città, il palazzo Orsolini-Cencelli domina le sequenze di vicoli ed archi di chiara origine medievale. E’in questi paraggi che sorgeva l’antichissima chiesa di San Giovenale, intorno alla quale iniziò ad opera dei Longobardi, poi dei monaci dell’Abbazia di Farfa, l’espansione di quella che è l’odierna Magliano Sabina”.[1]
Nel dopoguerra la chiesa di san Giovenale fu demolita e al suo posto sorse una palazzina. Proprio di fronte alla palazzina c’è un sottopassaggio con antico soffitto e nella piccola edicola ancora esistente trovava posto una statua di san Giovenale ora sostituita da un’immagine mariana. [1] G. Poeta, Storia di Magliano Sabina. Dalla preistoria al dopoguerra, 2002 |
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L’antica chiesa di san Giovenale è una originale costruzione romanica che si erge sul ciglio della rupe orvietana, la fronte rivolta a occidente”[1]. L’edificazione della chiesa come oggi la conosciamo avvenne in fasi successive fra il XII e XIII secolo su probabili resti di un edificio di culto del 1004. Il complesso era forse provvisto di un ospedale e di un monastero[2] ed ospita un ciclo di affreschi risalenti a più fasi, di cui alcuni sui pilastri cilindrici in muratura. Sono presenti degli archi ribassati lungo le pareti interne delle navatelle, forse una citazione della cattedrale narnese[3]. L’esterno in blocchi di tufo è caratterizzato dalla presenza del campanile impostato su una torre costruita a difesa del lato occidentale della città che occupa la parte sinistra della facciata.
San Giovenale è ritratto più volte negli affreschi della chiesa e rappresentato anche nella lunetta a conchiglia di pietra arenaria datata 1497 che sovrasta l’ingresso meridionale della chiesa, oltre che nel capitello dell’altare, insieme a san Michele arcangelo e ad un monaco orante. La posizione di avamposto sulle mura svolto dalla chiesa sembra confermare anche ad Orvieto la funzione di defensor civitatis del Santo. Letizia Ermini Pani definisce la chiesa di Orvieto la memoria archeologica forse più importante dopo il duomo di Narni.[4] La pala dell’altare maggiore, dipinta da Jacopo da Bologna (1465-1516), fu portata nel Museo dell’Opera del Duomo per preservarla dalle cattive condizioni in cui versava la chiesa prima dei restauri del 2004. Vi sono dipinti la Madonna con il Bambino fra san Giovenale e san Savino. La predella della pala illustra tre episodi della vita di san Giovenale: papa Damaso che ordina vescovo Giovenale, il tentativo infruttuoso di fargli mangiare la carne immolata a Bacco e il battesimo di un gran numero di narnesi dopo l’avverarsi di quel miracolo. [1] C. Pacetti L’antica chiesa di san Giovenale in Orvieto [2] Dalla fine del XII secolo i Padri Guglielmiti, il cui fondatore, Guglielmo di Malavalle, è ritratto anche in una tela che si conserva in sant’Agostino a Narni. [3] R.Davanzo Un percorso tra spazi e scelte architettoniche medievali in La chiesa di san Giovenale in Orvieto. Un percorso tra arte e fede, 2014 [4] L. Ermini Pani Il culto di san Giovenale: le testimonianze monumentali, 1978 |
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Lungo
la strada provinciale che da Sismano si dirige a Nord, prima di arrivare alla
curva che scopre un bel panorama di Todi si trova l’indicazione per Vocabolo S.
Giovenale.
Il luogo viene chiamato anche San Giovenale di Colle Cerasi o Case Poggio san Giovenale e conduce all’edicola (detta mestaiola) di san Giovenale che è una piccola cappella dedicata alla Madonna dei Sette Dolori, sorta sulle rovine di un precedente edificio. In una brochure contenuta nel libro di poesie a cura di un residente[1] del luogo si legge: “La mestaiola di san Giovenale è situata al quadrivio in cui si incrociano le strade che portano a Todi, a Colvalenza, a Collesecco e a Sismano. Non sappiamo perché il luogo porti il nome di Poggio san Giovenale, ma di una chiesa dedicata a questo santo troviamo testimonianza in una nota contenuta nel Dizionario Topografico Tudertino, manoscritto del 1765, di G.B. Alvi: S. Giovenale di Colle Cerata nel plebato di Santa Vittorina – 1487. E’ registrato il trasferimento per mano del notaio Pietro Monaldo, foglio 126 del 17 settembre, a causa della morte di don Bartolomeo da Galera. Ne fu traslato il titolo nella chiesa di Santa Vittorina[2] dopo che andò in rovina la chiesa e il beneficio, che era un canonicatello di detta Santa Vittorina, verso Sismano, fu unito alla parrocchia di san Benedetto di Todi[3].” Nel citato libro di poesie se ne trova anche una intitolata “La Madonna di san Giovenale”, festività che si celebra nel rione il 15 settembre. [1] L. Falchetti, a cura di, Andrea Scatteia, contadino-poeta, 2025 disponibile presso la Biblioteca di Avigliano Umbro. [2] La chiesa di santa Vittorina è stata depredata e il tempo e l’incuria ne stanno causando la distruzione, S. Sorcini, I luoghi del silenzio . [3] La chiesa di san Benedetto di Todi è di proprietà privata. |