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Delle reliquie di san Giovenale sembra sia stata fornita la chiesa di santa Sofia in Benevento quando in tempi antichissimi fu fondata dal principe longobardo Arechi II -regnante dal 758 al 787- che nella chiesa fece costruire una cappella al Santo. L’altare dedicato a san Giovenale si trova ora nella chiesetta di san Salvatore, ornato dalla statua lignea che ritrae un giovane vestito di una tunica verde con cintura e mantella rossa e calzari di foggia romana scolpita sul finire del 1700.
San Giovenale, uno dei protettori di Benevento, pur se ormai dimenticato, veniva festeggiato il 2 di maggio ed è ritratto in abiti vescovili in una delle tele settecentesche dell’abside della chiesa dell’Annunziata. A Benevento è oggi presente la Confraternita di san Giovenale che regge un Oratorio presso il cimitero cittadino. La sua esistenza e antichità sono confermate in una lettera del 1915 dal Prefetto di Benevento che scrive “sta di fatto che nel 1508 furono eretti in Congregazione i fratelli ai quali era affidata la custodia ed il culto del Corpo di san Giovenale che si conserva in un altare a Lui dedicato nella Chiesa di Santa Sofia e che tale congregazione fu confermata dal cardinale Orsini con bolla del 12 aprile 1692” e da una relazione del vescovo Massimiliano Palombara (1574-1607) del 1590 che certificò l’esistenza in città di 18 Confraternite fra le quali quella di san Giovenale[1]. Il culto di san Giovenale a Benevento[2] si può probabilmente fissare negli originari legami etnici tra il ducato beneventano e quello di Spoleto soprattutto considerando le divergenti posizioni politiche assunte rispettivamente da ciascuno dei due a partire dagli ultimi decenni del secolo VIII: a Benevento la caduta del regno settentrionale nelle mani dei Franchi (774) porta alla nascita di un forte revanscismo nazionalista longobardo; a Spoleto invece si procede alla formale sottomissione ai vincitori e al papato loro alleato. Inoltre gli eventi bellici e il passaggio di eserciti carolingi attraverso l’Umbria spinsero diversi longobardi spoletini a schierarsi con i beneventani e, in qualche caso, a trasferirsi in territorio beneventano, subendo la confisca dei propri beni in patria. Si aggiunga poi il fenomeno delle traslazioni forzate, più precisamente l’incetta di corpi santi attuata dai regnanti longobardi per garantirsi la tutela spirituale dei loro governi. Non è dunque un caso né sorprende la “discesa” verso sud di Giovenale, anche se ci sfuggono i dettagli del processo del quale è possibile dire con certezza solo che si verificò dopo la seconda metà dell’VIII secolo. Un’attenta analisi di tale “traslazione cultuale” è stata effettuata qualche anno fa da Antonio Vuolo, editore dei Miracula Benevento operata. E’ un testo di difficile datazione, fra la fine del X e il XII e la redazione della recensio beneventana della Vita[3] è da collocare tra XI e XII secolo. I “Miracula Beneventi operata”[4] confermano che le reliquie del corpo di Giovenale sarebbero state collocate sotto un altare nella chiesa di santa Sofia in Benevento, accanto a quelle di san Bonifacio, martire orientale. [1] G. Di Pietro, San Giovenale Martire. Per secoli implorato e venerato, oggi dimenticato, Benevento 2017 [2] E. d’Angelo, Narni e i suoi santi, p. 129 [3] E. d’Angelo, ivi, p. 128 [4] E. d’Angelo, ivi, p. 228. Una traduzione in Italiano a cura di A. De Stefano è disponibile in G. Di Pietro, 2017 op.cit. |