La cappella successiva era anticamente dedicata al del SS. Sacramento, e gestita dalla Confraternita del SS. Corpo di Cristo, istituita nel XV sec. Il monumento, interessante esempio di arte rinascimentale è dovuto all'arte dei Maestri Lombardi o di Francesco de Peregrinis di Como e venne realizzato nell'ultimo decennio del Quattrocento. "Tale cappella è costituita dall'unione di due corpi: un arco trionfale e una parte definentesi cappella vera e propria. La composizione doveva esprimere la volontà di creare un'opera "emergente" che attraverso l'arte, rappresentasse la centralità del mistero eucaristico nel culto della chiesa. Ciò discendeva in modo inconfutabile dell'aver voluto la cappella in asse con l'ingresso laterale, che pur non essendo il principale, si configurava comunque come il più imponente, proprio come se ad esso dover conferire superiori finalità. E' pure percepibile l'intenzione di far uscire l'involucro dal suo spazio fisico, protendendolo fino all'incontro con la terza navata, sulla quale è affacciato mediante l'arco trionfale scolpito, con a rilievo i caratteri dell'eucarestia. La parte esterna della cappella vera e propria ricalca il motivo dell'arco trionfale ed il suo interno trilobato custodisce il tabernacolo, anch'esso intagliato in pietra. Nelle facce interne dei pilastri emergono finemente scolpiti ed ammirabili nel loro splendore, dodici bassorilievi a contenuto simbolico, esaltanti la fede cattolica, la fecondità della terra, la vittoria del bene sul male, le virtù umane, la vigile presenza degli angeli, etc. [...] Si rileva che la volontà di congiungere lo spazio fra cappella ed arco è ancora più sottolineata dalla presenza di un pregevole pavimento, presumibilmente in opus alexandrinum, ivi sistemato, reinterpretato e ricompattato da maestri cosmati." [1]
Il fronte dell'arco e della cappella riproducono la stessa decorazione: pilastri scolpiti con capitelli che sostengono una cornice di bassorilievi e festoni. Al di sopra dell'arco trionfale il timpano reca al centro il simbolo dell'Eucaristia, sorretto da due angeli e, in basso, due medaglioni con immagini di Mosè e di David, mentre nella decorazione della cappella campeggiano l'immagine di Dio Padre e due medaglioni raffiguranti Elia e Giona. La volta dell'arco, come la volta della Cappella, è decorata con riquadri di pietra con al centro scolpita una rosa. L'interno della Cappella è costituito da due piccole absidi ornate di panneggio, con la volta decorata di affreschi seicenteschi. Nella piccola abside centrale è posto il tabernacolo, anch'esso di pietra scolpita secondo il disegno classico dell'epoca. Dai saggi fatti per un tentativo di restauro si può osservare come la scultura fosse decorata ad oro su fondo dipinto con magnifico riflesso di turchese che ci riporta alle terrecotte del Della Robbia.
Nel Cinquecento l'abside di sinistra era occupato da un altare dedicato a San Cassio, di giuspatronato della famiglia Massei, quella centrale un altare dedicato ai Santi Simone e Giuda di giuspatronato della famiglia Cepelli e quello di destra un altare dedicato a San Bartolomeo di giuspatronato della famiglia Germanelli. Nell'Ottocento, in occasione della costruzione della nuova capella del SS. Sacramento presso il transetto destro, questa cappella ospitò l'imponente statua lignea raffigurante Sant'Antonio abate, oggi posizionata nella navata di sinstra. [2]
Segue la descrizione dei bassorilievi dell'arco trionfale fatta da Giovanni Eroli.
"Sotto poi a questi, e proprio nel piano de'pilastri appaiono dodici quadri, sei per parte, ripieni, come il tutto, di scolture simboliche. Esaminiamo dunque coteste scolture e spiegamone i simboli, come meglio si può, secondo l'antico rito religioso, il quale ci diede in essi gran parte della vita di Cristo, mentre a questa tutte si riferiscono le nominate scolture, ed incomiciamo a sinistra del nostro ingresso. 1. Vaso elegante di fiori in mezzo a due cornucopie fiammanti. Queste sorgono dalle code infogliate di due fantastici animali alati; il vaso poi, per mezzo del suo lungo sottile gambo, vien dirittamente legato, dove esse code piegano a terra, per aver forza di rizzarsi in alto, e dare sviluppo alle due dette cornucopie. 2. Grifo rampante a destra, accostato da due fiorite cornucopie. Egli vedesi piantato colle zampe posteriori sopra piccolo vaso a forma di tazza, da cui escon pure l'estremità delle cornucopie. Esso sta parimenti legato fra le code di due fantastici animali alati ma; di specie e postura diversa di quelli superiormente nominati. 3. La sacra Piside, di antica forma piramidata, sostenuta dalla punta di una foglia spizzata, la quale vien fuori da una testa alata di Serafino. Da questa por escono i gambi di volute infogliate, e da esse due cornucopie fiammeggianti. 4. Un carro a due ruote di otto razzi, tratto da due animali, che non saprei specificare. Dentro esso é un fascio di mirra, e su questo stante l'araba Fenice, che guarda fisso il sole, il quale in sembianza umana le raggia di prospetto. Nol fondo osservasi un paesello con alberi e fabbricato, il quale potrà rappresentare, o il luogo natio della Fenice, o quello dove Cristo risorse da morte. 5. Uno scudo imperlato tondeggia qui a rilievo nel centro di un quadrato col nome in cifra e in fondo di Gesù Cristo. Vari rabeschi con mascheroncini lo decorano dentro e fuori con molta vaghezza. 6. Contiene pur questo quadro nel suo centro altro scudo tondo, nel cui mezzo appare una semplice sdoppia rosa, arricchito con garbo in ogni parte di vari rabeschi.
Passiamo ora a destra, e principiamo a contare in alto: 1. Un albero scoronato, contenente due soli rami secchi, da cui pendon giù legati due scudi. Al tronco sta appoggiata un' armatura, accostata da due elmi. 2. Corre diritta in basse del quadro una via sassosa con piccolo fabbricato in mezzo, nel prospetto del quale sta aperta un'alta, larga e arcuata porta, donde uscì un carro pieno colmo di oggetti. Esso, condotto da due cammeli, avviasi parimenti al nord, ed è guidato da un Satiro. Altri due Satiri, più piccoli di questo, mostransi sopra il fabbricato. Essi portano di conserva sulle spalle una pertica, sostenente nel suo mezzo un caldarello, e camminano superiormente, come stessero in un monte, nella dirittura del carro. Di faccia a questi appare un fantastico animale a sembianza di drago con lunga coda annodata terminante in doppia foglia. 3. Guerriero assiso sopra barbuta, coperto il capo di casco alato all'antica, vestito di ferrea armatura fin presso le nude coscie, e nelle gambe le schiniere. Imbraccia colla sinistra una parma, ossia scudo tondo; con la destra impugna una daga che tiene in resta, guardando verso il nord, ov'è Roma. Un albero verde, con due fronzuti rami, stagli dietro le spalle, e presso il tronco del medesimo osservi giacenti elmi, seudi ed un' armatura. 4. Un caprio alato con sua coda annodata, e nella estremità sottile e trisulca, seduto sopra cumolo di armature, scudi e armi antiche, cioè un arco allentato con faretra, piena di frecce, una balestra etc. 5. Un grifo scorticato, rampante a destra, colle zampe deretane poste in mezzo all' estremità di due cornucopie piene di frutti, insieme unite per via di un nastro, da cui pende la testa alata di un serafino. Dalle stesse cornucopie pendono giù, legati con cordone, a destra un vaso di profumi, (forse un turribolo), e, a sinistra, altro vaso a foggia di acquasantiera. 6. Tazza imperlata, scanalata e baccellata, sostenuta da zampe di leone. Sopra il suo labbro posano due volatili in atto di beccar le foglie, che formano l'estremità delle code annodate di due animali acquatici alati, e, al solito, fantastici." [3]
[1] Casciotta Paola, Marinozzi Fabrizio, Zanzotti Maria Concetta, Evoluzione e mutamenti della fabbrica di ripercorsi attraverso rilievi architettonici e docummenti per un progetto di restauro, in Perissinotto Cinizia (a cura di), San Giovenale, La cattedrale di Narni nella storia e nell'arte (Atti del Convegno di Studi, 17-18 ottobre 1996, Narni), Centro di Studi Storici di Narni, Narni 1998, pp. 142-144 [2] Mathis Paola, La cattedrale di Narni dal XV secolo all'epoca barocca, in Perissinotto Cinizia (a cura di), San Giovenale, La cattedrale di Narni nella storia e nell'arte (Atti del Convegno di Studi, 17-18 ottobre 1996, Narni), Centro di Studi Storici di Narni, Narni 1998, pp. 118-119 [3] Eroli Giovanni, Descrizione delle chiese di Narni e suoi dintorni. Le più importanti rispetto all'antichità e alle belle arti, Tipografia Petrignani, Narni 1898, pp. 61-65
Attualmente la cappella ospita nel periodo di Avvento e Natale il presepe e nel Triduo Pasquale l'Altare della Reposizione.