Il primo altare sulla destra è così chiamato poichè mostra un dipinto di scuola romana dell'inizio del sec. XVII raffigurante San Carlo Borromeo vestito con il rocchetto e la mozzetta, inginocchiato in preghiera davanti a una croce posta su un altare, con una corda sulle spalle. Al di sopra del santo un angelo reca una spada, forse a simboleggiare il flagello divino della peste, per la cui cessazione il cardinale prega.
L'altare, in origine intitolato a San Giacomo Maggiore, era di patronato dei Conti Mancinelli che nel 1470 avevano ottenuto di avere il sepolcro di famiglia, ancora visibile, ai piedi dell'altare.
La dedicazione al santo milanese è attestata già dal 1615, periodo a cui risalgono le decorazioni in stucco attribuite alla bottega di Cristoforo e Gregorio Grimani e la tela. Tale dedicazione, avvenuta a soli cinque anni dalla canonizzazione del cardinale Borromeo, non deve sorprendere in quanto egli soggiornò a Narni diverse volte durante i suoi spostamenti tra Roma e Milano, ospite presso il convento dei domenicani. Il legame tra il cardinale e la città di Narni è ancora più stretto se si considera che il futuro vescovo di Narni Giampaolo Bucciarelli (in carica dal 1633 al 1670) era canonico della cattedrale di Milano durante gli episcopati di San Carlo e di suo nipote Federico Borromeo, dal quale fu inviato presso il re di Spagna Filippo IV per risolvere alcune questioni riguardanti il governo della città.
L'altare venne fatto restaurare una prima volta nel 1726 dai Mancinelli e successivamente, nel 1963, durante i lavori di restauro della Cattedrale, la mensa dell'altare fu demolita.