La controfacciata in corrispondenza della navata sinistra presenta diverse tracce di affreschi, alcune delle quali molto interessanti. Sulla destra compare, entro una cornice con due colonne tortili, la figura di San Biagio con gli abiti vescovili e a terra il cardo, strumento del suo martirio. Ai lati sono le figure dei Santi Pietro e Paolo. Questo dipinto era forse la decorazione di fondo dell'altare dedicato a San Biagio di proprietà della famiglia Cardoli, la cui presenza è accertata nel XVI secolo.
A sinistra del portone, in alto, è invece situato un affresco alquanto particolare, se non unico. La rappresentazione mostra infatti una scena di carattere civile: la stipula di un contratto. Si notano infatti, seduti su degli scranni di legno, degli uomini, alcuni dei quali vestiti con mantelli di vaio, simbolo del loro status di giudici o notai, che scrivono con piuma e calamaio su dei fogli. In alto, al centro, un uomo che per le sue caratteristiche iconografiche (cotta di maglia, "scettro" e mantello) potrebbe essere un ufficiale o un comandante. A sinistra, riconoscibile per l'abito nero e il sole, San Nicola da Tolentino. L'affresco è datato alla metà del XIV secolo.
"La presenza di un lavoro con tali caratteristiche - più adatto, in sostanza, ad un manoscritto o alle pareti di un palazzo pubblico - all'interno di un luogo sacro si giustifica, con ogni probabilità, per la funzione politica che il documento pittorico assolse all'epoca della sua esecuzione. Scorrendo la storia di Narni, alla ricerca di un evento di eminente valore civico in cui fu coinvolta anche la suprema autorità religiosa locale, si incontra l'episodio della stesura degli statuti cittadini che sarebbero stati redatti, stando ad alcuni, una prima volta nel 1347 [la redazione definitiva risale al 1371 n.d.a.] - dopo i contrasti verificatisi tra la città di san Giovenale e il rettore del Patrimonio di San Pietro - e dei quali, secondo una consuetudine piuttosto diffusa, poteva essersi proposto come garante il vescovo di Narni, Agostino Tinacci, agostiniano. Non è improbabile, quindi, che alla compilazione delle massime leggi cittadine faccia riferimento la solenne scena in esame. La presenza di Nicola da Tolentino si potrebbe giustificare, infine, col fatto che il santo (appartenente allo stesso ordine del vescovo Tinacci) era considerato il tutore della pace e della concordia fra cittadini e della corretta amministrazione della giustizia, avendo operato miracoli per riparare ad abusi commessi in quel campo. Tutto ciò [...] consentirebbe di collocare il dipinto in prossimità del 1347 (forse qualche anno dopo e comunque all'interno dell'episcopato Tincci, conclusosi nel 1366), datazione che non è smentita dalla condotta dell'opera [...]. Sul filo di questa ipotesi, si potrebbe considerare la pittura una traccia, all'interno del San Giovenale, della committenza e dell'autorità vescovile (quest'ultima , invero, assai ridotta a Narni, fra XIII e XIV secolo, di fronte alla preponderanza del Capitolo dei Canonici)." [1]
[1] Fratini Corrado, I dipinti della cattedrale di San Giovenale dal XIII secolo al primo Quattrocento e il 'contesto pittorico narnese' nel tardo medioevo, in Perissinotto Cinizia (a cura di), San Giovenale, La cattedrale di Narni nella storia e nell'arte (Atti del Convegno di Studi, 17-18 ottobre 1996, Narni), Centro di Studi Storici di Narni, Narni 1998, pp.210-214
Madonna della Misericordia
Davanti al portone è posizionata un'immagine raffigurante la Madonna della Misericordia, con la città di Narni ai suoi piedi, realizzata da Valentina Vezzani e Simone Deturres nel 2020 durante la pandemia COVID-19.
"L'opera nasce dal bisogno di offrire un concreto segno di fede e preghiera alla Vergine Maria nel tempo in cui il genere umano sembrava essere sul punto di soccombere alla pandemia e rappresenta la Madonna della Misericordia nell'atto di proteggere la comunità di Narni dalla minaccia dell'infezione, rappresentata da un virus che incombe minaccioso nel cielo plumbeo. L'idea del quadro è di Simone Deturres, restauratore di opere d'arte di Narni, ispirato dalla lunga tradizione delle Madonne della Misericordia eseguite con ogni tecnica artistica dal '300 al '500, con le quali le comunità di fedeli ponevano le loro speranze di protezione e salvezza nelle mani di Maria, che con gesto umano e materno li accoglieva sotto il suo ampio manto, una iconografia che per secoli ha rappresentato la massima espressione di devozione e fede nella Madre di Dio. Per la realizzazione è stata incaricata la pittrice Valentina Vezzani che sulla base di una prima traccia iconografica di riferimento ha iniziato ad elaborare la composizione del quadro, in costante ed intenso scambio di idee, suggerimenti, stimoli e spunti creativi, il tutto a distanza, complicato dalla concomitanza del periodo più severo di lockdown. La struttura del dipinto si basa sulla Sezione Aurea, Divina Proporzione, dove la misura dell'altezza corrisponde a quella della larghezza moltiplicata per il numero 1,618. Il centro del "quadrato perfetto", così definito perché è il quadrato sul quale si basa lo sviluppo della proporzione aurea dell'opera, corrisponde alla piccola margherita dorata visibile sul sottile bondo bianco del manto di Maria, e corrisponde al punto nel quale convergono le lettere dorate della scritta che corre sulla cornice. La Vergine è rappresentata come una giovane donna del nostro tempo, con i capelli sciolti, vestita di un semplice abito bianco stretto in vita. La leggera asimmetria del viso leggermente inclinato accentua una espressione dolce e al tempo severa e malinconica, mentre sotto la sua protezione è posta la comunità di Narni che rappresenta in senso più ampio quella umana non più con lo sguardo rivolto a Lei come negli antichi affreschi, ma distratta da mille pensieri, bisogni e necessità, ormai incapace di trascendere dalla realtà materiale e di riconoscere la propria fragilită. Soltanto un bambino curioso volge a lei lo sguardo, ultimo erede inconsapevole di una millenaria tradizione di profonda e sincera fede popolare, oggi dimenticata. In alto la rappresentazione del virus che si confonde con le sfumature grigie e rossastre di un cielo basso, incombente e minaccioso, sul quale si legge in lettere dorate l'antica invocazione ALMA MATER MISERICORDIAE che pare scritta su un nastro trasparente portato dal vento. Ai piedi della Madonna la città di Narni riconoscibile dai campanili della cattedrale di San Giovenale e della chiesa di San Domenico, e dalla torre civica di palazzo dei Priori, con, tutto attorno, le costruzioni più importanti che caratterizzano il suo territorio, la rocca Albornoz, il ponte di Augusto, l'abbazia di San Cassiano ed il santuario mariano della Madonna del Ponte. In basso corre la memoria scritta SIMONE DETVRRES F(ECIT) F(ACERE) VALENTINA VEZZANI P(INXIT) NARNIAE A(NNO) D(OMI)NI MMXX M(ENSIS) A(PRILIS). Il fulcro del dipinto è costituito dalla Perla pendente da una catenina d'oro che la Vergine porge all'osservatore. la Madre Celeste copre e protegge i suoi figli indifferenti ed indica, per una volta ancora, forse l'ultima, la Via della salvezza, porgendo il simulacro della Sapienza Divina, una preziosa Perla, simbolo dello stesso Signore Gesù Cristo "vera Perla, Via, Verità e Vita nostra", per resistere con fede e intelligerıza all'avanzare della nuova religione scientista votata all'imitazione di Dio senza Dio, cieca di un qualsivoglia lume sapienzale, fondata sul mito del denaro ottenuto attraverso un diabolico mercato globale di merci e di vite, dove l'uomo considera senz'altro lecito "fare" tutto quello che tecnicamente "si può fare", trasformandosi nella più distruttiva ed autodistruttiva delle macchine viventi. Il dipinto è contenuto in una cornice lignea decorata a mano da Simone Deturres, sulla quale è riprodotta, con un complesso sviluppo di lettere realizzate in foglia d'oro e punteggiate di fiori di margherita - in latino margarita significa appunto perla - un significativo monito tratto dal primo Pantagruel di Rebelais del 1532 che recita: SAPIENCE N'ENTRE POINCT EN AME MALIVOLE ET SCIENCE SANS CONSCIENCE N'EST QUE RUINE DE L'AME (SAPIΕΝΖΑ ΜΑΙ ΝΟN ALBERGA IN CUORE MALVAGIO E SCIENZA SENZA COSCIENZA ALTRO NON E' CHE ROVINA DELL'ANIMA). Al centro della tratta bassa della cornice è collocata un'altra memoria realizzata su cartiglio ligneo scolpito a mano dove si legge la preghiera SVB TVVM PRATSIDIVM AB OMNI PERICVLO CONFVGIMVS (SOTTO LA TUA PROTEZIONE DA OGNI PERICOLO CERCHIAMO RIFUGIO) subito sotto FRANCISCVS PP JOSEPH EP ET SERGIVS ARCH.