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Testimonianze:
“La festa ebbe i suoi natali nel 1968 quando un gruppo di persone cominciò a pensare come migliorare la ricorrenza del Patrono del 3 maggio e decise di realizzare una rievocazione medievale. Si trattava del “De anulo argenteo currendo in Festo Beati Iuvenali” che era imperniata su quattro giorni e quattro momenti: lettura del Bando, offerta dei Ceri in Cattedrale, processione di san Giovenale e Corsa all’Anello al Campo”.[1] “Era il venerdì 2 maggio e il giorno dopo, san Giovenale (è tutta per te questa festa!), un corteo notturno in costume e domenica la corsa al campo tra i tre terzieri cittadini, reinventati per l’occasione…. Che importa chi vinse! Era tutto un gioco che si pensava fosse una tantum! Un tentativo, tutto da verificare, per dare una nuova formula agli stanchi festeggiamenti di san Giovenale”.[2] “Gli statuti comunali narnesi, come quelli di ogni altro comune, nell’introduzione hanno una solenne dichiarazione di fede: furono infatti promulgati in nome di Dio e della gloriosissima Maria sempre Vergine dolcissima madre, dei beati apostoli Pietro e Paolo, e del beatissimo martire San Giovenale patrono, governatore, difensore e protettore del Comune e del Popolo di Narni. E tutti gli atti più solenni, civili e amministrativi, recavano le stesse formule in cui questo riferimento a Dio, alla Madonna e al santo Patrono costituisce una formalità essenziale. Un aspetto particolare, oltre al significato religioso, assume la figura del santo Patrono, fondatore della chiesa locale. San Giovenale diviene il centro di attrazione intorno al quale gravita non solo tutta la spiritualità cittadina, ma anche la forza di tutta la vita civica. Nella festa di san Giovenale non si manifesta solo la volontà di consolidare la fede e la pratica religiosa ma si manifesta la volontà di affermare e rendere salda la vita civica, in comunione di spirito e con la volontà di difenderne e accrescerne le fortune. Oltre i riti sacri diventano espressione di religiosità anche le manifestazioni civili, i giochi e le competizioni, che acquistano un aspetto culturale e un segno di unità nella vita civica. Nel culto e nella figura del santo patrono, la città riconosce se stessa e si esalta”.[3] |
[1] F. Pacciaroni Partirono in sessanta per arrivare a seicento in F. Ronci e M. Matticari, La corsa all’anello di Narni, 2018, monografia edita in occasione del cinquantesimo anniversario della Manifestazione.
[2] Ivi, F. Bussetti, ivi, L’anello, la gente, la città. [3] Ivi, G. Cotini, ivi, Il contenuto religioso della festa medievale |